Alluvione Livorno, polemiche sull’allerta. Galletti: “Errore il meteo a regioni”

Carlomagno Jeep agosto 18
Filippo Nogarin
Filippo Nogarin

Montano le polemiche dopo la violenta alluvione che ha colpito Livorno causando devastazioni, vittime e dispersi. I danni non sono stati ancora quantificati, ma sono ingentissimi. Il sindaco pentastellato Filippo Nogarin ieri ha chiesto al governo lo stato di calamità, lanciando anche strali per l’allerta meteo che era ben più grave di quella diramata dalla regione Toscana.

“Una situazione del genere non era prevedibile in alcun modo”,- ha detto ieri Nogarin. “Il livello di allerta diramato dalla Protezione Civile Regionale nella giornata di ieri non era sicuramente quello massimo attestandosi su un livello arancione, rosso solo per la Liguria”.

“Non era in nessun modo immaginabile pertanto – sottolinea il sindaco grillino – che potesse verificarsi una catastrofe simile. Gli ultimi rilievi attestano che in sei ore sono caduti 200 millimetri di pioggia che hanno comportato l’esondazione di molti rii con un’ondata di acqua che ha letteralmente travolto la città, fatto crollare infrastrutture provocando smottamenti”.

Il governatore della Toscana Enrico Rossi, Pd, si è sentito tirato in ballo ribatte che la regione “aveva diramato ieri un “codice arancione” cioè uno stato di allerta”, ha detto Rossi spiegando che questo “già permette ai sindaci di mettere in atto determinati interventi. I tecnici mi dicono – ha proseguito il governatore – che il codice arancione non è molto diverso da quello rosso, ossia che si differenzia da quest’ultimo solo per l’ampiezza del fenomeno”.

Una riunione operativa dopo l’alluvione a Livorno

Sul punto oggi è intervenuto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che da Milano invita ad abbassare i toni e a stoppare le discussioni in un momento delicato come questo: “A Livorno invito tutte le istituzioni a collaborare senza fare polemiche, mettendo al centro la comunità”, dice Gentiloni. “Alle vittime va non solo il pensiero ma la solidarietà di tutto il Paese”, ha aggiunto.

Sulla questione entra pure il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che però si sofferma sul sistema meteo oggi affidato alle regioni. “Oggi non è possibile con questa costituzione – afferma il ministro – avere un centro meteo nazionale, perché la meteorologia è affidata alle Regioni: questo è un errore, è un errore grave da segno rosso, perché oggi avere invece un centro meteo nazionale con delle linee guida nazionali rafforzerebbe il sistema”.

“Ci stiamo ponendo da tempo questo problema”, ha aggiunto Galletti, a margine del forum della Global Geothermal Alliance, spiegando che al Senato c’è “un emendamento al recepimento di un trattato internazionale fatto con i paesi che partecipano al consorzio del centro data meteo europeo”, per dare allo Stato un ruolo di coordinamento. “Quel centro data meteo europeo – ha sottolineato Galletti – per la sua parte informatica verrà a Bologna e nel 2019 partirà”.

Quello, secondo il ministro, “deve essere il momento in cui noi mettiamo insieme tutte le risorse delle varie regioni sulla meteorologia, per costituire almeno una casa comune, accanto a dei dati che prima non avevamo e dopo avremo. Quello può essere lo strumento per poter incentivare il servizio meteo in Italia”.

In ogni caso, ha ribadito Galletti, “cambiamo il prima possibile il titolo V della Costituzione, perché per portare avanti la lotta ai cambiamenti climatici abbiamo bisogno di centralizzare gran parte di quei poteri che oggi sono affidati ai Comuni e alle Regioni”.