29 Giugno 2022

39 anni fa le Br rapirono Aldo Moro e massacrarono la scorta

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La strage di Via Fani il 16 marzo 1978
La strage di Via Fani il 16 marzo 1978

Il 16 marzo 1978, venne rapito Aldo Moro, statista della Democrazia Cristiana. A ricordarlo oggi, a 39 anni dall’assalto delle Brigate rosse in via Fani, a Roma, il capo dello Stato Sergio Mattarella con una corona inviata sul luogo dell’eccidio in cui venne massacrata tutta la scorta del presidente Dc.

Intervenendo al Quirinale a un incontro con alcuni studenti di scuole secondarie di secondo grado, il presidente Mattarella ha detto che “di Aldo Moro ricordo spesso una frase pronunciata all’Assemblea costituente, quando ha definito la Costituzione “la casa comune degli italiani” per indicare, con poche ed efficaci parole, quello che rappresenta la Costituzione: un patrimonio comune che consente al nostro Paese e a tutti i suoi cittadini di sentirsi comunità”.

La Costituzione, come diceva Moro, è la nostra “casa comune”, che ci “lega” tutti, senza la quale “non ci sono le basi per un buon funzionamento della democrazia”. Un dibattito politico “che si esprime attraverso aggressività vicendevoli, attraverso la ricerca degli slogan più efficaci per danneggiare l’avversario con l’unico obiettivo di conquistare qualche voto in più, è una depressione della democrazia”. Lo ha detto Sergio Mattarella (sottolineando di non parlare dell’Italia) rispondendo al Quirinale alla domanda di una studentessa.

Aldo Moro
Aldo Moro

Le “parole di Aldo Moro mi fanno ricordare è che occorre sempre tenere presente che la differenza di posizioni è preziosa perché è il sale della democrazia. Il confronto delle opinioni è ineliminabile, indispensabile. Ma per essere confronto di opinioni deve essere appunto di opinioni, di proposte, di programmi, di soluzioni indicate in maniera alternativa. Tutto questo è compatibile con la percezione che vi è qualcosa al fondo che unisce tutti”.

L’ECCIDIO IN VIA FANI – Poco dopo le 9 del 16 marzo 1978, giorno della fiducia in parlamento al Quarto governo Andreotti, un commando di terroristi della Brigate Rosse entra in azione in via Mario Fani, nella Capitale. I brigatisti bloccano le auto del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, uccide i 5 uomini di scorta e sequestrano il presidente portandolo via su una Fiat 132 blu. Poco dopo i terroristi rivendicano l’azione con una telefonata all’Ansa. Il sequestro terminò dopo 55 giorni e il 9 maggio lo statista venne trucidato nel covo Br e il suo corpo fatto ritrovare in una Renault rossa. Tutte le trattative per la sua liberazione vennero fatte volutamente fallire.


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