Un milione di persone per Papa Francesco a Milano. “No a speculazione”

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Papa Francesco Milano a San Siro
Papa Francesco a Milano – San Siro (Osservatore Romano)

Un milione di persone hanno assistito alla giornata di Papa Francesco a Milano. Una folla oceanica lo ha accolto nel pomeriggio al parco di Monza. In mattinata, Bergoglio è stato prima nel quartiere Forlanini e poi in piazza Duomo. Nel mezzo, la visite tra i detenuti a San Vittore e per finire allo stadio Meazza di San Siro, gremito in ogni ordine di posto, per un incontro con i cresimati.

Accompagnato dal cardinale Angelo Scola e da altri alti prelati, il Santo Padre ha rivolto pensieri e parole densi di significato ai milanesi accorsi a migliaia in tutti gli incontri.

“Al pari di Maria, – è il messaggio clou del pontefice a Monza – anche noi possiamo essere presi dallo smarrimento. «Come avverrà questo» in tempi così pieni di speculazione? Si specula sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia. Si specula sui poveri e sui migranti; si specula sui giovani e sul loro futuro”.

“Tutto sembra ridursi a cifre, lasciando, per altro verso, che la vita quotidiana di tante famiglie si tinga di precarietà e di insicurezza. Mentre il dolore bussa a molte porte, mentre in tanti giovani cresce l’insoddisfazione per mancanza di reali opportunità, la speculazione abbonda ovunque”.

“Certamente, il ritmo vertiginoso a cui siamo sottoposti sembrerebbe rubarci la speranza e la gioia. Le pressioni e l’impotenza di fronte a tante situazioni sembrerebbero inaridirci l’anima e renderci insensibili di fronte alle innumerevoli sfide. E paradossalmente quando tutto si accelera per costruire – in teoria – una società migliore, alla fine non si ha tempo per niente e per nessuno. Perdiamo il tempo per la famiglia, il tempo per la comunità, perdiamo il tempo per l’amicizia, per la solidarietà e per la memoria”.

“Ci farà bene domandarci: come è possibile vivere la gioia del Vangelo oggi all’interno delle nostre città? E’ possibile la speranza cristiana in questa situazione, qui e ora?”

“Queste due domande toccano la nostra identità, la vita delle nostre famiglie, dei nostri paesi e delle nostre città. Toccano la vita dei nostri figli, dei nostri giovani ed esigono da parte nostra un nuovo modo di situarci nella storia. Se continuano ad essere possibili la gioia e la speranza cristiana non possiamo, non vogliamo rimanere davanti a tante situazioni dolorose come meri spettatori che guardano il cielo aspettando che “smetta di piovere”. Tutto ciò che accade esige da noi che guardiamo al presente con audacia, con l’audacia di chi sa che la gioia della salvezza prende forma nella vita quotidiana della casa di una giovane di Nazareth.”

“Di fronte allo smarrimento di Maria, davanti ai nostri smarrimenti, tre sono le chiavi che l’Angelo ci offre per aiutarci ad accettare la missione che ci viene affidata”. Infine messaggi di speranza ai detenuti di San Vittore e il saluto rivolto agli 80 mila dello Stadio Meazza.