6 Ottobre 2022

Italia vince battaglia con Ue. I bandi dovranno essere pubblicati in tutte le lingue e non in sole tre. Era discriminante

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No ai bandi di concorso pubblicati solo in inglese, francese e tedesco. Tutte le 23 lingue della Ue sono ‘ufficiali’. La Corte di Giustizia europea ha annullato la sentenza di primo grado del settembre 2010 dando così ragione all’Italia che aveva fatto ricorso contro la pratica di pubblicare i bandi in tre sole lingue. Per i giudici di Lussemburgo la scelta di pubblicare un bando in sole tre lingue costituisce effettivamente “discriminazione basata sulla lingua”, cosa che invece non era stata riconosciuta in primo grado con la sentenza del 13 settembre 2010. La decisione di oggi comunque non rimette in discussione i concorsi svolti, “al fine di salvaguardare il legittimo affidamento dei candidati selezionati”. Il caso contestato è partito nel febbraio e maggio 2007 quando vennero pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione e solo in francese, inglese e tedesco, i bandi di selezione per personale nel settore dell’informazione, della comunicazione e nei media. In essi si chiedeva la conoscenza “approfondita” di una delle 23 lingue e la conoscenza “soddisfacente” di una tra tedesco, inglese e francese. Lingue in cui si sarebbero svolti i test di preselezione, nonché le prove scritte del concorso. La Corte non solo ha dato ragione all’Italia perché i bandi devono obbligatoriamente e “senza alcuna eccezione” essere pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale in tutte le 23 lingue ufficiali, ma se anche la limitazione a inglese, francese e tedesco della seconda lingua può essere ammessa “dall’interesse del servizio” le regole che limitano la scelta devono prevedere “criteri chiari, oggettivi e prevedibili”. Cosa che in realtà non avviene. La Corte infatti constatata che “le istituzioni interessate dai concorsi non hanno mai adottato norme interne disciplinanti le modalità di applicazione del regime linguistico nel loro ambito”. Altro colpo alla prevalenza pratica del trilinguismo di fatto della Ue, arriva quando la Corte osserva che “affinché le istituzioni possano assicurarsi i candidati migliori (in termini di competenza, di rendimento e di integrità) può essere preferibile che questi ultimi siano autorizzati a sostenere le prove di selezione nella loro lingua materna o in quella che essi padroneggiano meglio”. Tuttavia nella sentenza si riconosce che “le conoscenze linguistiche costituiscono un elemento essenziale della carriera dei funzionari”.


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