14 Aprile 2024

Gratteri in audizione al Senato: "In carcere entrano troppi politici"

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Il magistrato Antimafia Nicola Gratteri
Il magistrato Antimafia Nicola Gratteri

Gratteri: “In carcere entra troppa gente. Appena c’è un arresto eccellente con le scuse più incredibili entrano in carcere da 50 a 100 parlamentari. Ci sono troppe associazioni di volontariato senza che vi sia una selezione su che tipo di volontariato va a fare. In carcere devono stare solo i detenuti e la polizia penitenziaria”.

Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, in audizione presso la Commissione Diritti umani non ha dubbi e al Senato ribatte punto su punto alle obiezioni dei senatori che lo incalzano sul 41 bis cui una delle cose che si sente è concedere “Sul regime di carcere duro del 41 bis si tratta di perfezionare un percorso senza incidere sui diritti umani ma come unico obiettivo sconfiggere le organizzazioni mafiose”, afferma.

“Occorre – ha proposto Nicola Gratteri – aumentare il numero delle aree riservate per non consentire la comunicazione fra tutti i detenuti. Occorre destinare alle aree insulari i capi delle organizzazioni. Assicura un’adeguata rotazione di tutto il personale Gom della penitenziaria senza creare assuefazione all’ambiente. Occorre attuare la video conferenza a tutti i detenuti e cio’ porterebbe incredibili risparmi sia di costi che di personale impegnato nelle traduzioni”.

“Il 41 bis è uno strumento irrinunciabile per contrastare le organizzazioni mafiose ed ‘ndranghetiste – ha sottolineato Gratteri – e va affrontato con obiettivi chiari perché solo cosi c’è un bilanciamento con i diritti umani. Lo scopo del 41 bis è la riduzione e controllo del flusso di comunicazione con l’esterno: impedire il governo degli affari criminali che i capi assumano decisioni ed emettano sentenze di morte. Impedire la gestione della ricchezza finanziaria ed è uno strumento anche per intercettare i patrimoni poiché determina vuoto di controllo delle risorse e favorisce la venuta allo scoperto dei patrimoni”.

“Occorre costruire quattro carceri per il 41 bis e concentrare tutti i detenuti sottoposti al regime di carcere duro. Quattro carceri con quattro direttori specialisti sul 41 bis”. È l’invito del procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, ascoltato oggi dalla commissione sui Diritti Umani del Senato sul regime del 41 bis.

“Le sezioni carcerarie adattate al 41 bis – ha detto Nicola Gratteri alla Commissione – sono distribuite su 12 carceri e questo è già un’anomalia: ci sono quindi 12 direttori di carceri con 12 interpretazioni diverse sul 41 bis”. “Per far funzionare il 41 bis – ha detto ancora il procuratore Gratteri – servono soldi e non ci sono. Occorre essere seri e fare i tagli dove serve e non solo tagli lineari come fatto fino ad ora”. “Perché – si è chiesto Gratteri – non si riaprono le carceri di Pianosa e dell’Asinara chiusi nel 1994? Quando si riparlera’ di sovraffollamento carcerario voglio quale partito politico proporrà la loro riapertura”.

“La fuga di notizie sulle minacce fatte da Totò Riina indica che qualcosa non ha funzionato e che nelle carceri entra troppa gente”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, nel corso di un’audizione sul regime del 41 bis davanti alla commissione sui diritti umani del Senato. Parlando sempre delle minacce di morte fatte da Riina al pm del processo sulla trattativa Stato-mafia, Nino Di Matteo, il procuratore Gratteri ha invitato per il futuro “a fare attenzione anche alla fuoriuscita della piu’ innocente notizia poiché i boss hanno un modo criptico di parlare”.

“Io sono favorevole a mandare i detenuti del 41 bis a coltivare la terra. Vadano nei campi di lavoro e non a guardare la televisione 10 ore al giorno”. Lo ha affermato il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, parlando del 41 bis davanti alla commissione diritti umani del Senato.

“Sono per il lavoro come terapia rieducativa per il detenuto – ha spiegato il procuratore Gratteri – la legge dovra’ prevedere lo strumento rieducativo altrimenti il lavoro lo dovremo pagare e certamente non ci sono i soldi per pagare tutti i detenuti. Occorre un atto di coraggio e cambiare la norma. Ci sono capi mafia cinquantenni o sessantenni che non hanno mai lavorato in vita loro”.


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