7 Dicembre 2021

Ruby bis, il pg: "Aumentate la pena a Emilio Fede". Non poteva non sapere che era minorenne

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Emilio Fede
Emilio Fede

L’ex direttore del Tg4 Emilio Fede “sapeva che Ruby era minorenne” e per questo deve essere condannato per prostituzione minorile: Lo ha detto il procuratore generale della Cassazione, Ciro Angelillis, chiedendo l’aumento di pena per Fede e la conferma della condanna a Nicole Minetti per favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby bis.

Nella sua requisitoria di un’ora davanti alla III Sezione penale della Suprema Corte, il pg Angelillis ha chiesto l’accoglimento della parte del ricorso della Procura di Milano nella quale si contesta l’esclusione del reato di prostituzione minorile a carico di Emilio Fede. “La sentenza d’appello – ha sottolineato il pg – afferma che Fede era il “dominus” nell’organizzazione delle serate di Arcore, è lui che decideva quando una ragazza era troppo invadente e doveva uscire dal giro, era lui che decideva quando fare entrare una ragazza al cospetto di Berlusconi”.

Ruby
Ruby

EMILIO FEDE “NON POTEVA NON SAPERE” LA VERA ETA’ DI RUBY
Ed è “illogico” ritenere che non sapesse la vera età di Ruby. Secondo il pg, dunque, deve essere aumentata la condanna di Fede che in Appello, con l’esclusione della prostituzione minorile, era stata ridotta da 7 anni a 4 anni e 10 mesi, mentre è da confermare la condanna di Nicole Minetti che da 5 anni era stata ridotta a 3 anni di reclusione. Il pg ha chiesto l’annullamento della sentenza d’appello “per l’esclusione della prostituzione minorile” di Ruby “per quanto riguarda la consapevolezza di Fede della sua vera età”. In sostanza, il pg ha chiesto un appello bis solo per ridefinire la responsabilità di Fede e rideterminare la sua condanna. Per il resto ha chiesto il rigetto dei ricorsi dei due imputati.

Nicole Minetti
Nicole Minetti

“Nicole Minetti era la mediatrice tra le ragazze e Berlusconi, anche per quanto riguardava gli appartamenti di Milano 2 e le bollette delle utenze: la garanzia del comodo sistema abitativo faceva parte della ‘posta’ del compenso ed è chiaro, in base a quanto emerge dalle intercettazioni, che senza il denaro e senza gli appartamenti le ragazze non si sarebbero prostituite”, ha sottolineato il pg della Cassazione, Ciro Angelillis.

“Le ragazze andavano ad Arcore con il desiderio di essere scelte per il terzo ‘momento’ delle serate, perché avrebbero guadagnato di più se fossero state scelte per entrare nella stanza con Silvio Berlusconi nella parte finale di quelle serate. Le ragazze – ha proseguito Angelillis – erano disponibili all’intera gamma delle prestazioni che andava dalla partecipazione alla cena, agli spettacolini nella sala del bunga bunga fino all’ulteriore ‘coda’ dell’evento che si concludeva con la selezione delle ospiti più gradite”.


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