Omicidio Pordenone, matricola arma del delitto leggibile. Sequestrato Pc Giosuè Ruotolo

A sinistra l'Identikit della Polizia dell'omicida di Trifone Ragone e Teresa Costanza. A destra l'indagato Giosuè Ruotolo
A sinistra l’Identikit della Polizia dell’omicida di Trifone Ragone e Teresa Costanza. A destra l’indagato Giosuè Ruotolo

La pistola con cui sono stati uccisi i fidanzati di Pordenone ha una regolare matricola, ma non è stato possibile associarla a uno specifico proprietario poiché si tratta di un’arma molto antica e non esiste un registro nazionale dedicato, tanto meno in formato digitale.

L’arma sarebbe in discreto stato di conservazione, e la matricola sarebbe perfettamente leggibile, anche se questo elemento difficilmente potrà aiutare gli investigatori.

Intanto, gli investigatori hanno sequestrato mercoledi un altro computer nell’appartamento dove l’indagato per l’omicidio della coppia di Pordenone, Giosuè Ruotolo, viveva con altri due commilitoni.

Essendo una dimora condivisa, i Carabinieri hanno notificato il provvedimento di sequestro anche agli altri due inquilini, chiedendo tuttavia immediatamente al Gip lo stralcio delle loro posizioni, considerandoli estranei alla vicenda.

[divide icon=”circle” margin_top=”20″ margin_bottom=”20″ color=”#df0504″]

I due giovani, scrive Repubblica, sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati “per ragioni tecniche”. In pratica, l’iscrizione consente agli inquirenti di svolgere attività di indagine altrimenti impossibili.

Per entrambi i giovani, i due pm della procura di Pordenone titolari dell’inchiesta sul duplice omicidio si preparano pertanto a chiedere l’archiviazione.

“Non riteniamo che possano essere stati complici di Ruotolo, che resta l’unico vero sospettato come responsabile della morte di Ragone e Costanza – spiega chi indaga – ma per proseguire nelle indagini, la loro iscrizione era un atto necessario”.

A incastrare Ruotolo, secondo la procura, sarebbero alcune immagini riprese da telecamere di sicurezza, che inquadrerebbero la sua auto nei pressi del luogo del delitto. Inoltre, proprio i due coinquilini di Trifone Ragone, non avrebbero confermato l’alibi fornito dal 26enne, che ai carabinieri ha raccontato: “Nel momento del duplice omicidio, ero a casa da solo”.

Gli investigatori ritengono che sia Ruotolo l’uomo che, pochi minuti dopo il duplice omicidio, gettò una pistola Beretta 7.65 “modello 20” nel laghetto del parco San Valentino, a poca distanza dal parcheggio in cui Trifone e Teresa sono stati uccisi da sei colpi, sparati a bruciapelo.

La posizione di Giosuè Ruotolo si complica. Secondo quanto detto alla trasmissione “Pomeriggio 5”, un’invitata del programma, Ilaria Dalle Palle, ha riferito di una circostanza: “Abbiamo saputo che una signora smentisce la versione di Giosuè Ruotolo e racconta che il caporal maggiore e le due vittime, contrariamente a quanto affermato da Ruotolo, spesso uscivano insieme dopo la palestra e venivano a fare l’aperitivo nel suo locale”. Non solo. “In base ad alcune indiscrezioni le versioni rese agli inquirenti dai due commilitoni di Giosuè (oggi indagati per questioni tecniche, ndr) non coinciderebbero”.

Tutto ruota attorno all’arma del delitto ritrovata nel laghetto del parco. Si tratta di un vecchio modello di Beretta. Coincidenza vuole, che in una perquisizione a casa della famiglia Ruotolo gli inquirenti avrebbero rinvenuto una collezione di armi d’epoca simili a quella rinvenuta nel laghetto e che gli organi investigativi ritengono sia l’arma che ha ucciso i due fidanzati. Nei giorni scorsi il Ris ha effettuato dei rilievi sull’arma. Rilievi che saranno cruciali per gli investigatori.

“Se dovessero scoprire l’eventuale mancanza di un’arma da questa collezione – dice Carmelo Abbate, giornalista e ospite in studio a “Pomeriggio Cinque” – per Ruotolo si metterebbe male”.I sospetti maggiori pesano sul giovane 26enne commilitone di Trifone. (modificato 1/10/2015 | 18:57)