Pescara, Banco-Matt”. Arrestato Mauro Mattucci. Sequestrati 100 mln

Carlomagno campagna novembre 2018
L'imprenditore arrestato Mauro Mattucci
L’imprenditore arrestato Mauro Mattucci

PESCARA – E’ di 12 arresti il bilancio di un’articolata operazione denominata “Banco-Matt” contro un presunto sodalizio criminoso che operava nell’edilizia e del recupero di materiali ferrosi. Colpito l’impero dell’imprenditore pescarese Mauro Mattucci. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Pescara e condotta dalla Guardia di Finanza ha fatto emergere presunti illeciti commessi da Mauro Mattucci, accusato di essere il dominus indiscusso in Abruzzo e in diverse regioni d’Italia di una vasta rete che operava con lo scopo di mettere in atto presunte truffe, meccanismi fraudolenti, e danni all’erario.

Coinvolte oltre cento società e un giro vorticoso di false fatture pari a 500 milioni di euro. Operato un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di quasi 100 milioni di euro, setacciati tutti gli istituti di credito e le compagnie di assicurazioni sul territorio nazionale presso i quali sono stati bloccati 284 conti correnti, 57 depositi di titoli e 3 cassette di sicurezza. Il vincolo ha poi colpito 107 immobili.

“Le indagini eseguite dalle Fiamme Gialle di Pescara, delegate dalla locale Procura della Repubblica, hanno permesso di accertare come Mauro Mattucci utilizzando una fitta rete di società, abbia posto in essere in maniera scientifica e ripetuta condotte penalmente rilevanti – secondo le autorità investigative – in spregio a qualsiasi regola fiscale, societaria e di mercato violando quasi tutte le norme in materia penale-tributaria e realizzando truffe aggravate in danno di Istituti di Credito, conseguendo un profitto complessivo in danno dell’Erario per un ammontare stimato in circa 100 milioni di euro”.

L’attività investigativa – si legge in una nota della Guardia di Finanza – ha permesso di delineare compiutamente il seguente schema fraudolento, utilizzato in modo sistematico e spregiudicato dall’imprenditore pescarese e dai suoi sodali per conseguire i propri intenti criminali come la “creazione o acquisto di una società “pulita”, alimentando e favorendo relazioni con clienti, fornitori ed ambiente economico di riferimento, grazie alle quali ottenere aperture di linee di credito presso Istituti bancari”.

“Attività ben avviata, annotazione di fatture false, emesse da società del gruppo di Mauro Mattucci o sulle quali lo stesso aveva di fatto un’influenza dominante, per azzerare il carico fiscale (Iva, Ires, Irpef, contributi, Irap e alto)”. “Svuotamento” della società mediante cessioni di rami d’azienda, di quote sociali e/o azioni, scissioni e compravendite immobiliari, in favore di altre società del gruppo create all’occorrenza ovvero già esistenti (c.d. good company).

L’operazione vanificava così eventuali iniziative di recupero da parte di creditori, banche e Fisco”. “Ovviamente, l’imprenditore, prima di procurare il depauperamento, usciva formalmente dalla compagine societaria”. Altra accusa delle fiamme gialle all’uomo è la “distribuzione dei proventi a se stesso ed ai sodali, sotto forma di compensi erogati in forza di falsi contratti di lavoro dipendente o di consulenza. Con tale espediente venivano drenate risorse finanziarie al netto delle imposte, in quanto formalmente già tassate in capo alla società che eroga la retribuzione; debito fiscale che tuttavia veniva neutralizzato per effetto delle compensazioni operate grazie a crediti Iva fittizi, costituiti a monte con la registrazione di fatture per operazioni inesistenti”. Oltre alla “rottamazione” del soggetto economico ormai in insolvenza (divenuto bad company), spesso affidato ad un prestanome e trasferito all’estero.

Secondo gli investigatori sarebbero evidenti le conseguenze del complessivo meccanismo fraudolento. “L’imprenditore ed i suoi sodali potevano ostentare tranquillamente una elevata capacità contributiva, in quanto per l’Erario avevano regolarmente assolto alle rispettive obbligazioni tributarie, percependo redditi di lavoro dipendente soggetti a ritenuta alla fonte”, a fronte dei quali “lo Stato nulla incassava, in quanto le società che erogavano i compensi non versavano le ritenute, avvalendosi dei crediti creati appositamente con le fatture false”. Inoltre, sostengono le Fiamme gialle, “le società gestite dall’associazione a delinquere, alimentate e sostenute dall’indebito vantaggio fiscale, continuavano a proliferare inquinando il tessuto economico dei vari contesti ambientali; le società “rottamate” venivano svuotate a grave danno delle banche e dei creditori, sempre a vantaggio del gruppo guidato da Mauro Mattucci.

Il nome dell’operazione “Banco-Matt”, spiega la Gdf, scaturisce proprio dalle modalità operative appena descritte (e anche dalle iniziali del cognome dell’arrestato), in quanto l’imprenditore pescarese utilizzava le società distraendo a suo piacimento beni e liquidità, quali fossero dei veri e propri “bancomat personali”.
La definizione del quadro indiziario, che ha richiesto l’esecuzione di articolati atti investigativi, intercettazioni telefoniche, perquisizioni, assunzione di testimonianze – anche da aderenti al sodalizio criminale -, ha permesso di ricostruire l’intero sistema di frode attuato mediante un reticolo di oltre 100 società, di quantificare in oltre 500 milioni di euro le false fatture emesse ed utilizzate, di accertare un danno per le casse dello Stato di circa 100 milioni di euro.

All’esito del lavoro svolto dalle Fiamme Gialle, il Gip presso il Tribunale di Pescara, su proposta dei Pubblici ministeri titolari delle indagini, ha emesso una Ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Mauro Mattucci e G. A. e di arresti domiciliari nei confronti di altri dieci responsabili.

Con lo stesso provvedimento è stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente delle disponibilità liquide, dei beni mobili ed immobili e delle quote societarie nella disponibilità degli indagati, sino all’ammontare complessivo di euro 97.074.415,88.
L’esecuzione del provvedimento ha visto impegnati oltre 100 uomini della Guardia di Finanza che hanno operato in Abruzzo, Marche, Lombardia, Trentino Alto Adige, Sardegna, Umbria, Lazio, Campania e Puglia.

Setacciati tutti gli istituti di credito e le compagnie di assicurazioni sul territorio nazionale presso i quali sono stati bloccati 284 conti correnti, 57 depositi titoli e 3 cassette di sicurezza. Il vincolo ha poi colpito 107 immobili. Sono state, infine, sequestrate quote di 56 società affidate in custodia giudiziale ad amministratori nominati dall’Autorità Giudiziaria.

Con l’applicazione delle misure cautelari disposte, epilogo delle indagini sviluppate dalle Fiamme Gialle pescaresi, è stata neutralizzata l’operatività del sodalizio criminale che per anni ha sottratto risorse economiche allo Stato ed ha alterato le regole del mercato, in danno dei cittadini e degli imprenditori onesti.