Torino, furti seriali ai Bancomat, presi 2 "maghi" del cash trapping

Torino, furti seriali ai Bancomat, presi 2 "maghi" del cash trapping
Il sistema “Cash Trapping”, uno dei metodi più comuni per truffare gli utenti ai Bancomat

TORINO –  Sono stati presi a Torino i “maghi del cash trapping”, la tecnica utilizzata dai l@dri2.0 per truffare le persone attraverso la manomissione dei Bancomat.

Nei giorni scorsi i carabinieri della stazione Torino San Secondo hanno fermato due romeni, di 25 e 39 anni, abitanti a Desio (Monza Brianza) e Torino, quest’ultimo sottoposto l’obbligo di firma. I due sono specializzati nel manomettere bancomat e postamat. I ladri sono stati bloccati in Via Vernazza, vicino a un postamat, subito dopo aver recuperato la striscia di plastica che ostruiva l’erogatore di banconote e aver “prelevato” 70 euro dallo sportello bloccato. La vittima ha presentato denuncia ai carabinieri.

I militari si sono appostati vicino all’Ufficio postale, dopo che sono state presentate diverse denunce in caserma. La coppia è sospettata di aver messo a segno decine di colpi e di far parte di un’organizzazione criminale con ramificazioni su tutto il territorio nazionale. Il “cash trapping”, è la nuova frontiera del furto2.0 mediante la manomissione degli sportelli bancomat, postamat e colonnine self service. Si tratta, infatti, dell’inserimento di una striscia di plastica o di una forcina metallica nella fessura da dove escono le banconote o le tessere, trattenendole all’interno. Una microtelecamera nascosta cattura il codice del bancomat. A quel punto, non appena il titolare della carta si allontana, i ladri sono pronti a forzare lo sportellino e a recuperare la forcella estraendola con tutte le banconote o la tessera bancomat trattenuta.

SISTEMI E TRUCCHI UTILIZZATI DALL’ESERCITO DELLA TRUFF@2.0.

Il “cash trapping” è solo uno dei molteplici sistemi ideati dai malviventi e forse la più facile da utilizzare.  Si realizza bloccando l’erogatore in modo da far credere al cliente che non abbia erogato le banconote per poi passare a “ritirarle”. I soldi non escono, il cittadino attende invano di entrare in possesso del suo denaro e, quando si allontana pensando poi di rivolgersi alla banca, i contanti finiscono in mano ai malviventi.

Con il “lebanese loop”, viene usato un pezzo di pellicola simile delle lastre per bloccare la carta all’interno: ha i bordi tagliati, è nero come la fessura della macchina e impedisce a fine transazione al malcapitato di riavere la tessera. A quel punto questo e preso dal panico e si lascia avvicinare spesso dal bandito che, fingendo di prestare soccorso, invita il cliente a digitare il pin memorizzandolo. Quando lo sventurato si allontana per chiedere assistenza il criminale recupera la tessera e conosce il pin.

Il “trucco della banconota a terra” è una tecnica semplice ma molto efficace. “Scusi, questi soldi a terra sono i suoi?”. E rubano gli anziani delle tessere bancomat, prelevando fino all’esaurimento del credito giornaliero. Il truffatore o ladro si mette accanto agli ignari correntisti e con gli occhi carpisce il codice segreto che i clienti digitano sulla tastiera per prelevare il soldi. Lo trascrive su un taccuino e poi con un cenno degli occhi da il segnale ai suoi complici. A un tratto scatta la seconda fase del piano. Velocemente il complice alle spalle dell’anziana piazza una banconota a terra, poi a un certo punto attira l’attenzione della vittima toccandole un braccio e chiedendole: “Scusi signora, sono suoi questi soldi a terra?”. Lei si volta, guarda il denaro sul pavimento, istintivamente fruga nella borsa e quindi si piega per raccogliere i soldi, un po’ sorpresa e un po’ confusa. A quel punto entra in scena la terza complice. Mentre la signora era di spalle, prendeva il bancomat uscito dalla bocchetta dello sportello, infila un’altra tessera rubata in precedenza, senza un euro, e fila via. L’anziana si rialza e quando si volta per riprendere card ed euro sparisce pure la donna che l’ha tratta in inganno col trucco della banconota a terra.

Infine c’è il sistema noto come “skimming”, una frode complessa che si realizza installando un dispositivo elettronico, una telecamerina e un decodificatore di bande magnetiche che servono per poter arrivare a clonare il bancomat. I cittadini, spiegano i militari, devono ricordare che i criminali entrano in azione soprattutto nel week end, quando le banche sono chiuse. Per questo davanti a ogni situazione strana devono chiamare il numero verde dell’istituto di credito e i carabinieri, senza fidarsi di chi si offre di prestare assistenza. Infine bisogna sempre coprire la tastiera con una mano prima di digitare il pin.

I CONSIGLI DEI CARABINIERI 
Le indagini dei Carabinieri su questa nuova tipologia di fenomeno proseguono, fermo restando che gli istituti di credito, a tutela dei propri clienti, si stanno dotando di sportelli bancomat di nuova generazione o, laddove possibile, stanno sostituendo gli sportellini erogatori delle banconote con altri progettati e disegnati in modo tale da non consentire né questo nuovo tipo di manomissione, né quelle più “comuni”, come l’applicazione di “skimmer” e di telecamere atte a carpire la digitazione dei codici pin. Scegliere sportelli bancomat di ultima generazione per prelevare e toccare sempre l’erogatore delle banconote per verificare che non ci sia qualcosa di sporgente. Nel caso in cui, dopo un’operazione di richiesta di contante ad uno sportello Bancomat, non dovessero uscire le banconote – i Carabinieri consigliano di non allontanarsi dallo sportello, e chiamare il “112”. I militari provvederanno a constatare l’eventuale presenza del marchingegno e a interessare i gestori del servizio per ripristinarne il regolare funzionamento. In ogni caso non allontanarsi dallo sportello bloccato o manomesso e bloccare immediatamente la carta attraverso il numero verde a disposizione dei clienti.