Caserta, estorsione a imprenditore, fermate 2 persone

Caserta, estorsione a imprenditore, fermate 2 persone Cipriano Gravante e Sebastiano Pistone
Da sinistra Cipriano Gravante e Sebastiano Pistone. La Dda di Napoli li ha fermati con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso

Avrebbero tentato di imporre tangenti ad un imprenditore edile di San Tammaro (Caserta), già vittima in passato di altri tentativi di estorsione, ma sono stati identificati ed fermati dai carabinieri di Santa Maria Capua Vetere in seguito alla denuncia presentata dall’imprenditore.

Si tratta di Cipriano Gravante, classe 1971, di Casal di Principe e Sebastiano Pistone, classe 1989, di Capua, entrambi centri del Casertano. Il decreto di fermo, con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, è stato emesso dalla Dda di Napoli.

I due fermati tra lo scorso dicembre ed i primi di febbraio si sono recati dall’imprenditore, che è anche proprietario di alcune strutture sportive chiedendo un “contributo per le famiglie dei carcerati” ed ammonendolo sul comportamento da tenere in relazione alle precedenti denunce presentate. Nonostante fossero incappati in un controllo della Polizia, i due erano ritornati alla carica ed avevano precisato la richiesta estorsiva in mille euro. La tangente sarebbe stata mascherata come iscrizione ad un fantomatico “Napoli club”.

I provvedimenti cautelari scaturiscono dalle indagini condotte tra i mesi di dicembre 2015 e febbraio 2016, dai Carabinieri della stazione  di Santa Maria Capua Vetere sotto la direzione della Dda di Napoli, a seguito della denuncia sporta da un imprenditore edile del comune di San Tammaro che già in passato aveva denunciato episodi analoghi.

In particolare, spiega la Dda, i due indagati, secondo il consolidato modus operandi, si erano dapprima presentati presso l’imprenditore,  titolare anche di alcune strutture sportive, pretendendo, con il linguaggio  tipico camorristico, che mettesse a disposizione la propria struttura “per fare giocare degli amici di casale” e successivamente, facendo riferimento alle precedenti denunce, lo ammonivano di non continuare a fare  “la   guerra con i compagni” pretendendo  un  “contributo per le famiglie dei carcerati”.

A riprova dell’aggressività degli indagati, gli indagati, oggetto di controllo di polizia nei pressi dell’impianto, ponendolo  in  collegamento  con  una  possibile  denuncia,  lungi  dal  desistere  dai propositi   criminosi   si presentavano  nuovamente   presso  la  persona  offesa  minacciandola e trasformando il “contributo” in una vera epropria richiesta estorsiva di 1000 euro.

Secondo l’accusa, Cipriano Gravante e Sebastiano Pistone avevano anche escogitato un modo per giustificare l’illecita richiesta di denaro, mascherandola quale quota di iscrizione ad un presunto “club di tifosi del Napoli” al fine  di sviare eventuali sospetti ed imponendo all’imprenditore di trovare, tra i clienti della struttura sportiva, 100 aspiranti soci che versassero una quota di l O euro ciascuno.

A fronte del rifiuto dell’imprenditore  di pagare l’estorsione vi erano vari tentativi di incontrarlo in strada al fine di ricordargli la pretesa estorsiva che hanno motivavano l’urgenza dell’odierno provvedimento.

La misura,  si  colloca  nell’ambito  delle  numerose  indagini  dirette  da  questa  Dda di Napoli ed incentrate sul Comune di San Tammaro che già hanno portato allo scioglimento degli organi di quel comune, mantenendo viva l’attenzione  all’evoluzione  delle realtà criminali del territorio.