Torino, arrestata la banda dell’Audi bianca. Ecco come rapinavano le ville

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La potente Audi bianca utilizzata dalla banda in Piemonte

E’ stata tutta arrestata la banda di rapinatori seriali dell’Audi bianca che razziavano appartamenti e ville in Piemonte. Si tratta degli ultimi 4 albanesi che avrebbero terrorizzato ignari proprietari di appartamenti e ville con incursioni armate notturne, violenze e furti. I nomi degli arrestati sono Tomorr Stermillar, 31 anni, Erion Neziri, 29 anni, Bili Manjani, 30 anni, e Klevis Kaci, 20 anni, tutti abitanti a Torino.

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Torino sono giunti a loro anche grazie a servizi di appostamento, intercettazioni e pedinamento. La banda di rapinatori era nota per utilizzare, durante le “missioni”, un’Audi TTS bianca rubata di 310 cavalli.

Le indagini, iniziate sei mesi fra, avevano consentito di arrestare i primi 9 albanesi (più 4 dell’ultima operazione, ndr), facenti parte di tre gruppi distinti e separarti, i quali hanno effettuato oltre 90 colpi, tra rapine e furti. Le bande hanno agito nelle province di Alessandria, Cuneo e Torino. Le indagini sono state estese in tutta Italia.

Tra le rapine di cui una delle tre bande è accusata, quella dello scorso 5 maggio nell’abitazione di un pensionato di 79 anni a Nole Canavese, in provincia di Torino. In quella occasione tre albanesi, intenti a rubare in una villetta di campagna, vennero sorpresi dal proprietario, che sparò due colpi di pistola contro i ladri. Uno di questi, Flori Eollaj, 39 anni, venne colpito a una spalla, gli altri due riuscirono invece a fuggire. Ma proprio quell’episodio ha permesso agli investigatori di dare una svolta decisiva alle indagini.

L’accusa nei confronti dei presunti rapinatori a associazione per delinquere, furto, rapina, ricettazione e detenzione di armi e munizioni clandestine. Le indagini, spiegano i militari di Torino, hanno consentito di acquisire gravi e concordanti elementi di responsabilità in 21 colpi (18 furti e 3 rapine) commessi in Piemonte. Sono state recuperate, in totale, venti autovetture rubate e utilizzate nel corso dei vari colpi.

In particolare le rapine sono state compiute tra Bruino, Montà d’Alba e Bricherasio. L’attività d’indagine si è concentrata nei mesi di ottobre-novembre 2015, concludendosi con l’arresto del quartetto, in flagranza, a Volvera, il 20 novembre scorso, subito dopo un furto in un’abitazione.

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La banda, spiegano gli inquirenti, utilizzava come base logistica un appartamento in affitto nel quartiere San Salvario, difficilmente individuabile in quanto il contratto non era stato registrato. Il gruppo lavorava tra le 16 e le 5 del mattino e gli obiettivi erano sempre abitazioni e ville isolate, lontane dalle principali arterie stradali.

Al momento dell’uscita dalla “tana” i presunti rapinatori erano già in “tenuta da lavoro”: tuta da ginnastica con cappuccio, in modo da essere eventualmente più agili nell’arrampicarsi ai piani più alti delle abitazioni.

Il quartetto avrebbe utilizzato due macchine non rubate (“pulite”), una Smart e un’Alfa 147, per raggiungere un parcheggio in zona Mirafiori dove era stata opportunamente parcheggiata un’Audi TTS da 310 cavalli, bianca con targa tedesca, rubata durante un furto in abitazione a Giaveno.

Con questo bolide hanno messo a segno quasi tutti i colpi e si sono spostati in tutta la provincia di Torino ad altissime velocità, a volte a oltre 260 km/h, e senza mai fermarsi ai caselli autostradali perché sfruttavano la scia dei clienti telepass nelle corsie riservate. Non sono mancati anche gli inseguimenti con la Polizia Stradale.

Dall’esame delle denunce presentate dalle vittime dei furti e dai sopralluoghi effettuati sul posto, si è riusciti ad individuare quattro tecniche ricorrenti per forzare gli ingressi delle abitazioni:

La tecnica del “succhiello”: utilizzavano una punta di un trapano saldata a una leva e praticavano un foro sul serramento in legno senza fare così particolare rumore per poi riuscire ad intervenire con delle pinze direttamente sull’asta di apertura della porta;

Apertura dall’esterno delle serrature a doppia mandata (porte blindate): svitavano la placchetta esterna della feritoia della serratura e con pinze “a becco” sbloccavano la serratura facendo girare la chiave inserita dall’interno;

Apertura della finestra vasistas già aperte: utilizzavano arnesi artigianali costituiti da ferri del diametro massimo di 5 mm, modellabili quindi in base alle esigenze per inserirli all’interno e sbloccare così la maniglia;

Scollamento del vetro del serramento esterno: per eludere i sensori degli allarmi perimetrali installati all’interno dell’abitazione e collegati ai serramenti, staccavano i vetri facendo leva dall’esterno con dei cacciaviti.
Una volta entrati facevano razzia di tutto quello che trovavano: oggetti in oro, telefonini, computer, macchine fotografiche e armi.

In un casolare abbandonato, i carabinieri hanno trovato l’armeria della banda: cinque fucili, una pistola automatica, numerose munizioni e decine di coltelli.
I militari attribuiscono al gruppo anche un importante furto di armi avvenuto a Moncalieri il 17 novembre 2015, quando nell’occasione era stato sradicato e rubato da un’abitazione un armadio blindato contenente 17 armi, tra fucili e pistole. L’armadio è stato ritrovato vuoto dai carabinieri in una zona boschiva di Nichelino. Gli oggetti in oro sono stati riciclati attraverso alcuni Compro oro compiacenti, mentre gli oggetti Hi-Tech sono stati esportati all’estero.