8 Dicembre 2021

“In metro non si fuma” e viene pestato a sangue. In cella 2 casertani

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"In treno non si fuma" e viene pestato a sangue. In cella 2 casertani
Qui non si fuma. E lo pestano

E’ ancora ricoverato in gravi condizioni l’uomo pestato ieri pomeriggio a Roma in un vagone della metropolitana a Roma.

A quanto ricostruito dalla polizia la vittima, un romano di 37 anni, era in compagnia della madre quando un gruppetto di ragazzi ha iniziato a fumare nel convoglio. Sarebbe bastata una semplice frase “qui non si fuma” a far scattare il pestaggio. Anche la madre, una donna di 60 anni, è stata aggredita.

Scesi alla fermata di piazza Bologna, i due sono stati soccorsi e trasportati in ospedale. L’uomo, ancora ricoverato in prognosi riservata, ha riportato un trauma cranico e un’emorragia cerebrale. La madre è stata giudicata guaribile in 8 giorni.

La polizia poco dopo ha rintracciato e arrestato per tentato omicidio gli aggressori. Si tratta di due ragazzi di Caserta, 24 e 26 anni, entrambi con precedenti. Uno avrebbe anche reagito agli agenti e danneggiato un’auto di servizio.

La segnalazione, spiega una nota, è arrivata alla sala operativa e, quando i poliziotti del commissariato San Lorenzo, Porta Pia e reparto volanti, sono giunti a piazza Bologna, gli autori del fatto si erano già allontanati.

Grazie alla descrizione fornita però, gli agenti hanno rintracciato gli autori della violenza poi riconosciuti senza ombra di dubbio dalle due vittime.

All’atto del controllo  il S.A. si è dimostrato aggressivo e reticente. Ha rifiutato di fornire le proprie generalità  e poi ha cercato di divincolarsi  facendo resistenza al poliziotto  che lo stava accompagnando e poi colpendo l’auto di servizio. Per questo è stato anche denunciato.

I feriti invece, madre e figlio, sono stati immediatamente accompagnati in ospedale in codice giallo. L’uomo è stato ricoverato con prognosi riservata per trauma cranico, fratture alla scatola cranica ed emorragia cerebrale mentre la madre ha riportato varie contusioni con 8 giorni di prognosi.

Come raccontato dalla donna, la violenza da parte dei fermati è scoppiata quando, poco prima, il figlio rivolgendosi ai suoi aggressori gli aveva chiesto di smettere di fumare perché all’interno del vagone.


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