25 Giugno 2022

Hotel Rigopiano, sei indagati per omicidio e lesioni colpose LE IMMAGINI

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Uomini del Soccorso Alpino sul Rigopiano il 24 gennaio 2017
Uomini del Soccorso Alpino sul Rigopiano il 24 gennaio 2017

Sei persone, tra amministratori e funzionari pubblici, risultano indagati dalla Procura di Pescara per la tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola, (Pescara), il resort travolto lo scorso 18 gennaio da una valanga in cui morirono 29 persone. 11 sono stati i superstiti.

Tra gli indagati, il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e il direttore dell’albergo Bruno Di Tommaso. Con loro sono stati iscritti sul registro degli indagati i due funzionari della Provincia Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, più il dipendente del comune di Farindola Enrico Colangeli.

I reati per cui si procede a vario titolo sono omicidio colposo e lesioni colpose. Al direttore dell’hotel Di Tommaso è stato indagato anche ai sensi dell’art. 437, per atti omissivi in ambito di sicurezza sul lavoro.

Gli inviti a comparire stilati dalla procura di Pescara, pm Tedeschini e Papalia, sono stati notificati dal Nucleo Carabinieri Forestali e dal comando provinciale dei carabinieri di Pescara.

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Il dramma dell’hotel Rigopiano sconvolse l’intero paese. Nel pomeriggio del 18 gennaio, a seguito di alcune forti scosse di terremoto (superiori a magnitudo 5), una slavina di imponenti dimensioni si staccò dalla montagna e travolse in pieno il resort coprendolo per alcuni metri. I soccorsi partirono con qualche ora di ritardo e i primi uomini giunsero sul posto, a piedi, nella notte.

Centinaia di uomini tra Vigili del fuoco, Soccorso alpino, Guardia di finanza, Polizia, Protezione civile fecero sforzi sovraumani per salvare le persone intrappolate all’interno dell’hotel, scavando anche a mani nude con temperature a -15.

A distanza due giorni circa vennero salvate le prime persone, tra cui i 4 bambini presenti e via via altre sei persone. Undici in tutto. Gli italiani, ma sopratutto parenti e amici delle persone ancora dentro sperarono fino all’ultimo.

Si scavò senza soste per giorni e notti, ma purtroppo la pancia bianca del “mostro” restituì solo cadaveri. Dall’autopsia sulle vittime emerse che molti di loro, 29, erano deceduti quasi subito, per schiacciamento o per assideramento. Una storia drammatica, quanto tragicamente grottesca, che per numero di vittime somiglia al disastro della Costa Concordia.


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