Intestazione fittizia di beni e mafia, 5 arresti a Palermo

Carlomagno Jeep agosto 18

centro commerciale Portobello I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo hanno arrestato 5 persone residenti nel capoluogo, ritenute responsabili di intestazione fittizia di beni, favoreggiamento personale e reale e estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Al termine di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, il GIP ha infatti disposto la custodia cautelare in carcere per Giuseppe Ferdico; Francesco Montes; Pietro Felice; Antonino Scrima. Arresti domiciliari invece nei confronti di Luigi Antonio Miserendino, amministratore giudiziario del centro commerciale “Portobello”, complesso già sequestrato a Ferdico.

I finanzieri hanno inoltre sequestrato quote societarie e beni appartenenti o riconducibili alla “Fenice Store Srl” e della “Ariaperta Srl”, per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro.

L’attività investigativa delle Fiamme Gialle palermitane si è concentrata sulla gestione del “Portobello” di Carini (Plermo), centro commerciale del valore di oltre 70 milioni di euro e dotato di 35 negozi. Attualmente il centro è in amministrazione giudiziaria a seguito del sequestro eseguito dal Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo nel 2012, nell’ambito di un procedimento di prevenzione a carico di Giuseppe Ferdico – noto imprenditore palermitano già leader, sul territorio regionale, nel settore della grande distribuzione di detersivi e indiziato di appartenere all’associazione mafiosa denominata “Cosa Nostra” per i suoi collegamenti con esponenti di spicco del Mandamento di San Lorenzo – conclusosi recentemente (marzo 2017) con la confisca di primo grado, nonché imputato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa assolto in primo grado, con processo di appello pendente.

Le indagini, sviluppate anche mediante intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno consentito di raccogliere gravi indizi per ritenere come, nonostante l’affidamento all’amministratore giudiziario, Giuseppe Ferdico fosse ancora il reale “dominus” del centro commerciale “Portobello”, in quanto “socio occulto” della “Ariaperta Srl” e della “Fenice Store Srl”; alle due società, amministrate di fatto da Francesco Montes (detto “Mario”), già condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta, era stata affidata la gestione della galleria e del supermercato del centro commerciale;

Secondo l’accusa, vi sarebbe stata la connivenza dell’amministratore giudiziario del centro commerciale “Portobello”, Luigi Antonio Miserendino, in violazione del vincolo fiduciario che lo legava all’autorità giudiziaria, agevolando le condotte ascritte a Ferdico ed a Montes;

Dalle indagini sarebbero emerse alcune condotte estorsive perpetrate all’interno del centro commerciale da Pietro Felice e Antonino Scrima, dipendente quest’ultimo di una società in amministrazione giudiziaria operante all’interno del “Portobello”; in particolare, le investigazioni condotte hanno consentito di ricostruire l’imposizione del “pizzo” al responsabile della società incaricata della vigilanza del centro commerciale che – in un’occasione – come documentato dalle telecamere installate dalle Fiamme Gialle, è stato costretto a consegnare la somma di 500 euro in contanti nelle mani di Scrima.

Il quadro indiziario, secondo quanto emerso dalle indagini, è particolarmente allarmante: all’interno del centro commerciale “Portobello” si era di fatto consolidato un clima di omertà e sottomissione proprio di contesti delinquenziali di stampo mafioso, nell’ambito del quale i soggetti arrestati eludevano i provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, continuando a azioni illecite, protetti da un’amministrazione giudiziaria compiacente.