Riciclaggio, droga e immigrazione clandestina: 13 arresti Milano

Carlomagno campagna Nuovo Stelvio 10 Maggio 2018
Riciclaggio, 13 arresti Milano
Archivio (Fotogramma)

I Finanzieri del Comando provinciale di Milano, su disposizione della locale Procura della Repubblica, stanno eseguendo numerose perquisizioni ed un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del locale Tribunale, Teresa De Pascale, nei confronti di 13 persone indagate per associazione per delinquere, riciclaggio e abusiva attività di
prestazione di servizi di pagamento.

Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili e dirette dal sostituto Adriano Scudieri.

In manette sono finiti i cittadini stranieri Hamdy Dawood Mohamed Ahmed, nato in Egitto il 9 ottobre 1953; Mehsen Alshakka (Abu Firas), nato in Siria il 17 novembre 1973; Salmo Bazkka (Abou Mahmoud), nato in Siria il 1° luglio 1965;  Alaa Bazkka, nato in Siria il 25 gennaio 1991;  Mohamad Bazkka, nato in Siria il 1° gennaio 1996;  Soliman El Shazly (Yasser), nato in Egitto il 17 febbraio 1985;  Ibrahim El Shazly, nato in Egitto il 1° aprile 1986;  Mohamed Anwar Abdelaziz El Ghorab, nato in Egitto il 1° luglio 1977; Ahmed Hakim, nato in Marocco il 1° gennaio 1966;  Rabi Haidara, nato in Marocco il 29 giugno 1978; Ahmed Mahmoud Ibrahim (Haj Ibrahim), nato in Egitto il 17 dicembre 1970;  Magdi Ahmed Ibrahim Mettwli, nato in Egitto il 4 marzo 1957; Maroa Trad (Marwa), nata in Siria il 9 luglio 1985. Fermato Abu Omar.

Perquisizioni effettuate in Lombardia, in Piemonte, nel Lazio e in Ungheria, nel corso delle quali è stato sequestrato denaro contante per un controvalore complessivo di circa euro 1 milione (euro, dollari e altre valute straniere), ed è stata data attuazione al decreto di sequestro preventivo – anche per equivalente – finalizzato alla confisca emesso dal medesimo GIP delle disponibilità degli indagati sul territorio nazionale ed in Ungheria, fino a concorrenza del profitto del reato di riciclaggio quantificato allo stato in  3.937.925 euro.

Le indagini, nonostante l’elevato grado di complessità, hanno consentito di pervenire all’individuazione di un’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di proventi illeciti – provenienti da traffico di sostanze stupefacenti, delitti in materia di immigrazione clandestina ed altri reati – nonché all’esercizio, in assenza delle autorizzazioni di legge, dell’attività di prestazione di servizi di pagamento, attraverso il sistema cosiddetto  Hawala. Le investigazioni hanno visto anche la collaborazione (tuttora in corso) dell’Autorità Giudiziaria Ungherese.

Le attività svolte sono state, altresì, valorizzate dal coordinamento della Procura Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo e dal supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza (S.C.I.C.O.), in relazione agli elementi emersi nel corso di altri accertamenti di polizia giudiziaria condotti da diverse Procure della Repubblica nei confronti dei “clienti” dell’associazione in argomento.

Le indagini hanno tratto origine da un controllo eseguito, nel maggio del 2015 presso l’aeroporto di Milano Linate, sulla dichiarazione doganale presentata (in entrata nel territorio dello Stato) da un cittadino libico, relativa al possesso al seguito di 297.000,00 euro in contanti.

 Dagli approfondimenti esperiti si rilevava come il medesimo soggetto, trovato altresì in possesso di foto, video ed email dal chiaro contenuto religioso islamista anche di tipo radicale, avesse effettuato analoghe dichiarazioni doganali – tra il 2013 e 2015 – in Germania, Francia, Olanda e in Italia per circa 50 milioni di euro.

Il successivo sviluppo delle investigazioni (che ha portato all’esecuzione di numerosi sequestri di valuta per centinaia di migliaia di euro), ha permesso di acclarare come il predetto cittadino libico fosse in contatto con una complessa e articolata associazione per delinquere, operante sul territorio nazionale con base a Milano e nel suo hinterland ed all’estero (Marocco, Egitto, Libia e Ungheria), dedita alla raccolta e al trasferimento, mediante il sistema hawala, di ingenti risorse di denaro di origine illecita .

In particolare, la suindicata associazione per delinquere, organizzata su due gruppi tra loro collegati (network SADIG e network HAJ IBRAHIM), forniva un servizio di trasferimento di denaro illecito a carattere transnazionale operando come una vera e propria stanza di compensazione internazionale.

 All’interno del predetto sistema, i clienti dell’organizzazione (soggetti responsabili di traffico di sostanze stupefacenti, delitti in materia di immigrazione clandestina ed altri reati) consegnavano le somme di denaro di provenienza illecita ai broker-hawala presenti sul territorio nazionale ricevendo, nel contempo, un codice da inviare alle controparti estere che avrebbero ritirato i citati fondi dagli omologhi mediatori finanziari presenti nel proprio Stato di residenza.

Tale struttura clandestina di trasferimento dei flussi finanziari veniva coordinata dagli hawaladar di riferimento che impartivano, di volta in volta, specifiche disposizioni ai rispettivi broker-hawala di stanza sul territorio nazionale ed all’estero.

Al fine di garantire la necessaria e contemporanea liquidità all’interno del suindicato sistema l’associazione spostava ingenti quantitativi di denaro tra i vari Stati interessati dalle transazioni finanziarie avvalendosi di cash courier.

Contestualmente alle suindicate attività, in relazione ad un procedimento penale inizialmente instaurato presso la Procura della Repubblica di Venezia e successivamente trasferito per competenza territoriale alla sede di Milano, è stato eseguito oggi un fermo di indiziato di delitto, emesso da questa Procura della Repubblica, da parte del Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia della Guardia di Finanza nei confronti di Soubhi Kekati (Abu Omar), nato in Siria il 4.1.1958, indagato per riciclaggio in concorso e violazioni delle norme bancarie.