Mafia e intestazione fittizia, sei arresti tra Enna e Messina

Carlomagno campagna Giulietta Aprile 2018

mafia arresti stanzùI Finanzieri del Gico del nucleo di polizia economico-finanziaria di Caltanissetta e i Carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Enna hanno arrestato sei persone nell’ambito di un’operazione congiunta denominata “Nibelunghi”.

I provvedimenti, due in carcere e quattro ai domiciliari sono stati emessi dal Gip di Caltanissetta ed eseguiti a Valguarnera Caropepe (Enna) e a Capizzi (Messina), a conclusione di complesse attività investigative coordinate dalla locale Dda.

I sei sono indagati, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni di proprietà di soggetti ritenuti appartenenti a Cosa nostra.

In carcere sono finiti Gabriele Giacomo Stanzù, 57enne di Capizzi, già detenuto per altra causa presso la casa circondariale “Ucciardone” di Palermo e il fratello Nicola Antonino Stanzù, di 40 anni. Ai domiciliari Carlotta Conti Mammamica, 41enne moglie di Nicola Antonino Stanzù; Antonio Di Dio, trentenne di Nicosia; Carlo D’Angelo, 53enne di Valguarnera Caropepe e Nunzia Conti Mammamica, sorella 42enne di Carlotta e moglie di Carlo D’Angelo.

Le indagini, spiegano gli inquirenti, sono state effettuate seguendo il flusso patrimoniale di Gabriele Giacomo Stanzù, soggetto già emerso in pregresse indagini per fatti di mafia tanto da aver riportato condanna definitiva per assistenza agli associati mafiosi nell’’ambito dell’attività di indagine, convenzionalmente denominata “Dioniso”, coordinata, negli anni 2004-2005, dalla Dda di Catania. Lo stesso è stato tratto in arresto, da ultimo, il 30 novembre 2011 per l’omicidio di Francesco Saffila e condannato in via definitiva alla pena di 14 anni di reclusione.

Le indagini, che sono scaturite dall’analisi delle dichiarazioni rese da numerosi collaboratori di giustizia, avrebbero fatto emergere la contiguità di Gabriele Giacomo Stanzù a “Cosa nostra”, in particolare ad elementi di spicco della malavita gelese tra cui Daniele Emanuello (deceduto in un conflitto a fuoco in occasione della sua cattura nel 2007).

In una seconda fase sono state monitorate le movimentazioni effettuate da Gabriele Giacomo Stanzù nei confronti di propri congiunti e conoscenti. Dalle indagini sono emerse operazioni finanziarie e patrimoniali mirate a schermare i beni e le aziende riconducibili all’indagato per scongiurare un’eventuale aggressione preventiva dei patrimoni. L’attività illecita ha permesso alla famiglia Stanzù, attraverso dei “prestanome”, di continuare a beneficiare dell’incameramento di aiuti comunitari.

L’individuazione di tali flussi anomali di capitali e di patrimonio, dalla disponibilità di Gabriele Stanzù a quella dei soggetti oggi tratti in arresto, ha permesso nel luglio 2017 ai finanzieri del Gico di Caltanissetta ed ai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Enna di sequestrare beni per un valore superiore a 11 milioni di euro, consistente in terreni, fabbricati, autovetture e diversi conti correnti postali e bancari.
Le ulteriori attività investigative svolte, anche avvalendosi di attività tecniche, hanno corroborato la pericolosità sociale dello Stanzù e la connivenza dei soggetti oggi tratti in arresto. Tanto il fratello Nicola Antonio Stanzù quanto gli altri soggetti indagati hanno continuato, infatti, a gestire il patrimonio in nome e per conto dello stesso Gabriele Stanzù, attraverso trasferimenti fittizi di beni direttamente o indirettamente riconducibili a quest’ultimo.

L’operazione odierna ha fatto inoltre emergere l’esistenza di concreti interessi della criminalità organizzata di stampo mafioso e/o di soggetti contigui ad essa nel settore dell’illecita acquisizione di aziende agricole e di appezzamenti di terreni utilizzati per la presentazione di domande finalizzate all’acquisizione dei contributi Agea.