Interpol: “Terroristi tunisini sbarcati in Italia tra i migranti”. Minniti sapeva

Secondo la polizia internazionale i jihadisti sarebbero partiti da un porto confinante con la Libia e sbarcati a Torre Salsa (Agrigento) senza essere visti dalle autorità.

Carlomagno campagna ottobre 2018

sbarco a torre salsa L’Interpol ha fatto circolare una lista coi nomi di 50 sospetti terroristi islamici di Daesh, tutti di nazionalità tunisina, che sarebbero sbarcati sulle coste siciliane, nell’agrigentino, a bordo di piccole imbarcazioni. E’ quanto riporta il quotidiano britannico “The Guardian”.

L’elenco stilato dal segretariato generale dell’organizzazione di polizia internazionale è stato inviato il 29 novembre 2017 al ministero dell’Interno italiano, che lo ha successivamente girato alle agenzie antiterrorismo in Europa.

Nell’elenco vi sono personaggi che sono stati identificati dai funzionari dell’Interpol quando sono sbarcati in Italia. Il documento mostra i loro nomi e le loro date di nascita. Quattro di loro erano già noti alle agenzie di intelligence europee e uno di questi può aver già superato il confine italo-francese per raggiungere il dipartimento di Gard, nel sud della Francia.

Secondo un funzionario dell’anti-terrorismo europeo sentito dal Guardian, i sospetti miliziani dello Stato islamico sarebbero giunti in Italia fra luglio e ottobre dell’anno scorso a bordo di pescherecci o piccole imbarcazioni che sono state poi abbandonate sulla spiaggia. Alcuni dei combattenti islamici, spiega ancora il giornale britannico, erano stati identificati dalle autorità italiane una volta sbarcati sulle coste siciliane.

In particolare la spiaggia di Torre Salsa, ad Agrigento, è diventata uno dei luoghi di sbarchi più popolari per i migranti tunisini che tentano di raggiungere l’Europa. La maggior parte di questi sospetti arriva da Ben Guerdane, una città tunisina sul mare al confine con la Libia, dove Isis nel 2016 si è scontrata con l’esercito tunisino, uccidendo almeno 28 persone.

terroristi isis

I tunisini, molti dei quali sono migranti cosiddetti economici (clandestini, ndr), sono raggruppati sulle piccole imbarcazioni e sbarcano principalmente sulla spiaggia di notte, 20 o 30 alla volta. I gruppi spariscono poi in campagna, a pochi chilometri dalla costa, evitando la guardia costiera italiana e i controlli della polizia.

Le autorità locali chiamano questi sbarchi come “approdi fantasma” e ritengono che oltre tremila tunisini siano sbarcati segretamente sulla costa di Agrigento da luglio. Di questi, la polizia è riuscita a bloccare e identificare solo 400 persone.

Luigi Patronaggio, procuratore capo di Agrigento, ha dichiarato che “gli investigatori non possono escludere che, dietro questi viaggi fantasma, possano esserci dei jihadisti nascosti tra le persone che viaggiano verso la Sicilia”. Da ottobre, il governo italiano ha attuato una strategia antiterrorismo, utilizzando le pattuglie navali per impedire gli “sbarchi fantasma” lungo la costa siciliana.

sbarco a torre salsa
Spiaggia di Torre Salsa, Agrigento

“Non sappiamo cosa stavano facendo prima che arrivassero qui, non sappiamo davvero chi sono e dove erano prima che arrivassero in Sicilia”, ha detto al Guardian Salvatore Vella, procuratore aggiunto di Agrigento che coordina le indagini. “Certamente ci sono quelli che non vogliono essere identificati. Non vogliono che le loro impronte siano registrate… Per questo motivo, se sei un terrorista, venire illegalmente ad Agrigento è il modo più sicuro per arrivare in Europa”.

Vella afferma che le barche che arrivano dalla Tunisia sono molto diverse dalle navi usate dai trafficanti libici. “Le imbarcazioni con cui viaggiano non hanno nulla a che fare con le fatiscenti barche dei migranti che vengono dalla Libia”, ha detto. “I tunisini arrivano con barche eccellenti, robuste e condotte da esperti che conoscono bene il mare”.

Torre Salsa Tunisia
La rotta Ben Guerdane (Tunisia) fino a Torre Salsa

Il ministero degli interni italiano, che di solito non commenta i documenti dell’intelligence, ha detto in una dichiarazione che non era a conoscenza di una lista Interpol di 50 sospetti combattenti dell’Isis. “Alcuni numeri di sospetti terroristi tunisini sono stati identificati e rimandati con l’aiuto del governo tunisino”, ha aggiunto. Il ministro degli interni, Marco Minniti, ha detto in ottobre che probabilmente i combattenti sarebbero venuti in Italia con le barche.

Secondo i dati del ministero degli interni, oltre 5.500 tunisini sono arrivati ​​e sono stati identificati in Italia nel 2017. Il paese ha rimpatriato 2.193 di queste persone, tramite voli da Palermo. Molti arrivi tunisini sono classificati dalle autorità italiane come migranti economici e destinatari, almeno sulla carta, di un ordine di lasciare il paese entro sette giorni.

Ogni anno l’Italia spende circa 3,5 milioni di euro per i rimpatri in Tunisia, ma le autorità fanno fatica a mandare a casa entro sette giorni. Di conseguenza, molti rimangono nei centri di rimpatrio per mesi e spesso fuggono verso il nord.

espulsione rimpatrio

A dicembre 2016, il ventiquattrenne tunisino Anis Amri ha ucciso 12 persone e ne ha ferito altre 56 quando ha guidato un camion tra la folla in un mercatino di Natale, a Berlino. Cinque anni prima, Amri aveva pagato un viaggio illegale in barca verso l’ Europa, arrivando sull’isola italiana di Lampedusa per poi viaggiare liberamente in Italia e in Europa.

Beccato, dopo aver trascorso diversi mesi in sei prigioni siciliane per aggressione aggravata, dove si ritiene che sia stato radicalizzato, Amri è fuggito raggiungendo la Germania dove, nonostante fosse sotto sorveglianza, lanciò l’attacco mortale nel nome del califfato. Qualche giorno dopo, è stato ucciso dalla polizia durante un conflitto a fuoco a Sesto San Giovanni, nel milanese.