Italiani rapiti e uccisi in Libia, arrestati tre militanti di Daesh

Carlomagno campagna ottobre 2018
Gli italiani rapiti in Libia che si ritiene possano essere stati uccisi dal Califfato
Da sinistra Fausto Piano e Salvatore Failla, gli italiani rapiti e uccisi in Libia

Sono in corso di notifica in Libia tre ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Roma nei confronti di tre militanti dell’Isis ritenuti responsabili del sequestro terroristico dei 4 italiani della ditta Bonatti rapiti nel 2015, a Sabrata, in Libia, due dei quali, Salvatore Failla e Fausto Piano, vennero uccisi. Si tratta di Youssef Aldauody, di Ahmed Dhawadi e Ahmad Elsharo, tutti libici e miliziani del Califfato.

Il Reparto Antiterrorismo del Ros dei Carabinieri, su delega della Procura della Repubblica di Roma, ha effettuato dal 19 luglio 2015, data del sequestro, un’articolata attività di indagine che ha permesso di ricostruire quanto accaduto ed individuarne le singole responsabilità.

Filippo Calcagno, Salvatore Failla, Fausto Piano e Gino Pollicardo, dipendenti della società “Bonatti S.p.A.” di Parma, furono sequestrati in Libia da un commando di rapitori lungo la strada che collega le città costiere di Zuwarah e Mellitah, mentre erano in viaggio verso quest’ultima località per arrivare al compound della “Mellitah Oil& Gas”, stazione di trattamento di proprietà dell’italiana ENI e della “National Oil Corporation” libica.

Il sequestro dei connazionali si concluse nei primi di marzo del 2016, con la morte di Fausto Piano e Salvatore Failla, rimasti uccisi nel corso di scontri a fuoco verificatisi nella regione di Sabratah tra le forze governative e le milizie locali che occupavano quei territori e la fuga di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno.

La complessa attività condotta dalla polizia giudiziaria, articolatasi in intercettazioni ed analisi di dati investigativi di vario tipo, in attività istruttorie condotte sul territorio nazionale, in perquisizioni e sequestri di copioso materiale, nonché mediante l’escussione delle vittime superstiti e di numerose persone informate sui fatti, oltre a chiarire l’esatta ricostruzione del sequestro hannoconsentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico di tre deicomponenti del gruppo di sequestratori nonché evidenziato le possibili responsabilità penali dei componenti del Consiglio di Amministrazione della “Bonatti S.p.A.” e dell’operation manager della stessa in Libia, la cui posizione è a giudizio davanti al Tribunale di Roma dove sono imputati per aver omesso di individuare e gestire il rischio geopolitico al fine di garantire l’incolumità del proprio personale impiegato in quel Paese. Grazie al solido elementi probatori raccolti Denis Morson l’operation manager ha chiesto di “patteggiare” la pena ad 1 anno e 10 mesi di reclusione;mentre gli altri quattro imputati, componenti il Consiglio di amministrazione della Bonatti S.p.a., sono a giudizio avanti al G.u.p. per il 27 marzo prossimo.

Quanto alla ricostruzione degli eventi, si è chiarito che i tecnici Bonatti, giunti in Tunisia (con un ponte aereo dall’Italia via Malta), invece di essere trasportati via mare a Mellitah secondo il protocollo di sicurezza che la stessa società aveva stilato con i suoi partner sul posto, il 19 luglio 2015 erano stati messi a bordo di un’autovettura condotta da un autista libico che avrebbe dovuto condurli a destinazione. I connazionali, pertanto, giunti all’aeroporto tunisino di Djerba, erano stati prelevati da Youssef Yahya Salem Yahya Aldauody (il conduttore dell’automezzo ma anche uno dei componenti del gruppo di rapitori) con il quale avevano iniziato il lungo viaggio verso Mellitah.

Superata la frontiera libico-tunisina, il conducente, secondo i piani convenuti con il resto del banda dei rapitori-terroristi, faceva in modo di coordinare, per telefono, l’assalto dei sequestratori che, a pochi chilometri da Mellitah, sbarravano la strada al veicolo, sequestrando gli italiani.

Da quel momento i malcapitati trascorrevano quasi sette mesi di detenzione cambiando periodicamente luogo di prigionia, sino a quando, agli inizi di marzo 2016, nel corso di un ulteriore spostamento, Failla e Piano rimanevano uccisi (unitamente ai rapitori), essendosi imbattuto, il convoglio dei rapitori, nel mezzo di scontri a fuoco tra reparti delle forze di sicurezza nazionale e le fazioni armate jihadiste che imperversavano nella provincia di Sabratah. Calcagno e Pollicardo, invece, abbandonati all’interno della prigione dove attendevano anche loro il trasferimento, riuscivano ad evadere, riacquistando la libertà.

Le fonti di prova raccolte nel corso delle indagini del Ros hanno trovato conferma e supporto nel materiale acquisito attraverso un’efficace cooperazione giudiziaria con le autorità libiche resa possibile anche grazie al supporto della Direzione Nazionale Antimafia, consentendo la formulazione di solide ipotesi di reato anche a carico di coloro che avevano materialmente proceduto al sequestro dei nostri connazionali.

Il giudice per le indagini preliminari di Roma, accogliendo interamente le richieste dell’Ufficio di Procura, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei cittadini libici (Nome esteso) Youssef Yahya Salem Yahya Aldauody, Ahmed Abu Ajila Yahya Dhawadi e Ahmad Najmeddine Khalifa Elsharo, attualmente ristretti nelle carceri libiche. Il provvedimento in parola, reso efficace al di fuori dello Stato, è stato notificato ai destinatari in Libia, in via rogatoriale.