“Tagliamo gola e genitali agli infedeli”, presi 5 amici di Amri

Carlomagno Lancia Ypsilon Novembre 2020 PER RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI E RESTARE INFORMATO SULLE NOTIZIE BASTA LASCIARE UN LIKE SULLA NUOVA PAGINA FB

terrorismo operazione Mosaico AmriNutriva un odio profondo verso l’occidente e contro lo stile di vita degli europei, italiani compresi, la cellula terroristica di matrice jihadista neutralizzata stamane dagli uomini delle Digos di Roma e Latina. Intercettato dalla polizia, il gruppo parlava di tagliare la gola e i genitali agli “infedeli”, ma sono stati fermati prima che potessero compiere i loro desiderata in nome di Allah “il grande” e accreditarsi ai cospetti del Califfato.

I cinque arrestati erano vicini ad Anis Amri, il terrorista tunisino autore della strage nel mercatino di Natale a Berlino, compiuta con un Tir il 19 dicembre 2016 provocando la morte di 12 persone e ferendone. L’uomo in fuga, tornò in Italia e fu poi ucciso dalla Polizia a Sesto San Giovanni.

Da allora sono partite le indagini per risalire alla rete di fiancheggiatori che davano sostegno logistico ad Amri durante le sue tappe in Italia, dov’era giunto a bordo di un barcone di migranti clandestini. Amri era stato ospitato da un suo connazionale ad Aprilia (Latina) nel 2015 le cui dichiarazioni agli inquirenti hanno contribuito all’attività investigativa. Una indagine articolata (operazione Mosaico) condivisa dal Gip del Tribunale di Roma Costantino De Robbio, che ha emesso il provvedimento, e coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Sergio Colaiocco.

A capo della cellula vi sarebbe Abdel Salem Napulsi,  nato in Palestina 38 anni fa, attualmente detenuto per droga, che in questa nuova ordinanza è accusato di addestramento ad attività con finalità di terrorismo e condotte con finalità di terrorismo. In carcere anche altri 4 cittadini tunisini accusati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: Si tratta del 32enne Akram Baazaoui, il 52enne Mohamed Baazaoui, il 29enne Dhiaddine Baazaoui e il 30enne Rabie Baazaoui.

Gli approfondimenti investigativi hanno permesso di ricostruire la rete relazionale del terrorista tunisino nel periodo della sua permanenza in Italia fino alla partenza per la Germania avvenuta il 2 luglio 2015. In tale quadro, sono stati nel tempo individuati e monitorati vari stranieri gravitanti nell’area pontina e nel territorio della Capitale, alcuni dei quali espulsi con provvedimenti del Ministro dell’Interno in quanto ritenuti una minaccia per la sicurezza dello Stato.

La ricostruzione, dalla strage di Natale al sostegno logistico agli arresti  

Tra i contatti dell’attentatore di Berlino vi era un tunisino di 37 anni residente a Latina, frequentatore del locale Centro di preghiera islamico di Latina e noto per le sue posizioni radicali, legato da consolidati rapporti di amicizia con il sedicente cittadino palestinese Abdel Salem Napulsi, destinatario del provvedimento per i fatti legati al terrorismo.

I due, infatti, si erano spesso lasciati andare a considerazioni incentrate su visioni radicali dell’Islam, connotate da una marcata ostilità per gli occidentali ed i relativi costumi utilizzando, tra le altre, espressioni del tipo “tagliare la gola e i genitali” riferite agli “infedeli”.

Un mirato servizio di Polizia Giudiziaria ha consentito di rinvenire nell’abitazione romana di Napulsi, oltre che un consistente quantitativo di eroina per il quale è attualmente in carcere, un tablet la cui analisi ha evidenziato la sua attività di auto-addestramento attraverso la visione compulsiva di video di propaganda riconducibili al terrorismo islamico ed altri riguardanti l’acquisto e l’uso di armi da fuoco, tra cui fucili e lanciarazzi.

Le indagini hanno inoltre permesso di identificare un altro cittadino tunisino (Akram Baazaoui), che nel 2015 era costantemente presente a Latina e che avrebbe dovuto procurare falsi documenti di identità ad Anis Amri. Gli approfondimenti eseguiti hanno permesso di individuare una vera e propria associazione per delinquere, operante tra le province di Caserta e Napoli, finalizzata alla falsificazione di documenti ed al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di soggetti dalla Tunisia a vari Paesi dell’Europa, gestita dai quattro tunisini raggiunti dai provvedimenti odierni. Sono in corso numerose perquisizioni locali nelle province di Latina, Roma, Caserta, Napoli, Matera e Viterbo.

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