Pamela, confessa il nigeriano: “L’ho fatta a pezzi, ma è morta di overdose”

Ammissione choc del pusher Innocent Oseghale. La sua versione non collima però con l'ipotesi della Procura. Medici legali dissero che era viva quando fu accoltellata

Carlomagno Jeep agosto 18
Pamela, Oseghale ammette: Fatta a pezzi
Innocent Osenghale viene tradotto in carcere. (Ansa)

“Ho fatto a pezzi il corpo di Pamela Mastropietro” ma la ragazza “era già morta per overdose dopo aver assunto eroina”. A sei mesi dalla morte della 18enne romana a Macerata, arrivano le prime ammissioni choc di responsabilità di Innocent Oseghale, 29enne pusher nigeriano, in carcere da fine gennaio scorso con le accuse di omicidio volontario, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere e spaccio di droga.

Il nigeriano, tramite un interprete in lingua inglese, è stato sentito ieri nel carcere di Ascoli Piceno dal Procuratore Giovanni Giorgio, presente anche un ufficiale del Ris: ha ribadito però di non aver ucciso né violentato Pamela, sostenendo di aver avuto con lei un rapporto sessuale consenziente in un sottopasso vicino ai Giardini Diaz il 30 gennaio, poco dopo averla incontrata e poche ore prima del delitto.

Dopo aver constatato che il cadavere della ragazza non entrava in un trolley comprato per disfarsi del corpo, ha raccontato ancora Oseghale al Procuratore, decise di sezionarlo e di riporne alcune parti anche nel trolley blu-rosso della giovane.

E’ una confessione parziale che segue una girandola di versioni fornite agli inquirenti dal 29enne per negare ogni addebito nei precedenti faccia a faccia. Ed è una ricostruzione che non collima con le risultanze degli esami autoptici e tossicologici, né con l’ipotesi degli inquirenti.

Per i medici legali dell’Università di Macerata, Pamela era viva quando venne ferita con due coltellate all’altezza del fegato e non morì a causa della droga. La Procura ritiene poi che Oseghale abbia stuprato la ragazza, che si era allontanata il giorno prima dalla comunità di recupero Pars di Corridonia, approfittando dello stordimento indotto dall’assunzione di eroina nella casa di via Spalato 124 e che l’abbia uccisa e smembrata in maniera ‘maniacale’ per nascondere le tracce di una violenza sessuale.