Reclutavano mercenari da inviare a Donbass, arrestati 6 “filorussi”

Sono accusati di aver addestrato miliziani da portare al fianco dei separatisti filorussi nel conflitto ucraino che portò all'annessione della Crimea alla Russia. "Sono di destra e sinistra"

Carlomagno campagna ottobre 2018

filorussi a donbassI carabinieri del Ros hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Genova, su proposta della locale Direzione distrettuale antimafia ed antiterrorismo, nei confronti di sei indagati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al reclutamento e al finanziamento di mercenari combattenti al fianco di milizie filorusse nel conflitto armato sviluppatosi nel territorio del Donbass, in Ucraina orientale, reclutamento e istruzione dei mercenari, nonché attività di partecipazione al conflitto, fatti aggravati dalla transnazionalità dei reati.

Tre soggetti tra i destinatari del provvedimento risultano irreperibili. Gli stessi potrebbero trovarsi ancora nelle zone teatro del conflitto. Nel corso dell’operazione sono state effettuate sette perquisizioni nei confronti di altri soggetti indagati.

I reati contestati scaturiscono dalla violazione della convenzione internazionale contro il reclutamento, l’utilizzazione, il finanziamento e l’istruzione di mercenari, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il 4 dicembre 1989 e ratificata dall’Italia nel 1995.

In manette sono finiti Antonio Cataldo, operaio, già arrestato in Libia nell’estate 2011 dalle forze di sicurezza dell’allora regime, unitamente a due connazionali che lavoravano come “contractors”. L’uomo è accusato di aver preso parte ai combattimenti nel Donbass dietro corrispettivo di denaro e di aver reclutato mercenari. Insieme a lui, arrestati Olsi Krutani, cittadino albanese sedicente ex ufficiale delle aviotruppe russe, istruttore di arti marziali, operatore informatico, accusato di aver reclutato mercenari da inviane in teatro di conflitto in Ucraina e Vladimir Verbitchii, detto “Parma”, operaio di origine moldava, aspirante legionario, accusato di aver preso parte ai combattimenti lungo il confine russo-ucraino dietro corrispettivo di denaro.

Tra gli indagati figurano altresì esponenti di gruppi ultrà, un ex militare dell’Esercito, nonché soggetti di opposta estrazione ideologica, ma accomunati da una posizione eurasiatica che si oppone all’atlantismo e ai valori liberali propugnati dall’imperialismo americano.

Le indagini, avviate nel 2013 sull’area skinhead ligure, consentivano di documentare l’esistenza di una struttura operante sull’asse Italia/Ucraina, dedita al reclutamento e al finanziamento di combattenti mercenari da inviare nel teatro di guerra ucraino a rinforzare le fila miliziani separatisti filorussi sostenitori dell’indipendenza della regione del Donbass dall’Autorità centrale di Kiev, il cui culmine è arrivato qualche anno fa, nel 2014, quando la Russia ha deciso di (ri) prendersi la Crimea, a seguito di un referendum in cui vinsero i separatisti: il 95,4% ha infatti votato per l’annessione alla Russia. Esito non riconosciuto però da Usa, Ue e Nato che ha portato alle sanzioni economiche contro la Federazione Russa di Putin.

In relazione al conflitto, secondo una relazione pubblicata dall’Onu il 13 Giugno 2017 i combattimenti avrebbero causato oltre 10 mila vittime tra civili e militari, 24.500 feriti e oltre 1,6 milioni di sfollati.

Gli odierni arrestati risultavano altresì in contatto con un sodalizio attivo pubblicamente nell’assistenza umanitaria verso le popolazioni del Donbass, vittime della guerra civile scoppiata nella primavera 2014, ma che operava nel reclutamento di mercenari da inviare nelle zone di conflitto arruolandoli nelle milizie filorusse.

In questo ambito, altresì, veniva individuato come Olsi Krutani, ex militare di origine straniera, attivo nel settore della sicurezza privata e direttamente in contatto con gli esponenti apicali del gruppo, che svolgeva funzioni di intermediario tra il mondo dei reclutatori e quello dei combattenti.

Nel corso della attività condotte dal Ros emergevano anche soggetti che, inizialmente partiti alla volta dell’Ucraina con prospettive di lavoro come “contractor”, una volta giunti in teatro di guerra avevano deciso di non arruolarsi nelle formazioni paramilitari filorusse. Un altro connazionale, invece, dopo una prima fase di ambientamento, aveva rinunciato ed era rientrato in Italia.

La manovra investigativa ha permesso altresì di rilevare come il fronte ucraino fosse a tutti gli effetti meta di miliziani di varie nazionalità, attirati dalle campagne di arruolamento internazionali promosse dai filorussi, attività spesso mascherate da sostegno di tipo umanitario.

In tale quadro Pavel Gubarev, già governatore dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, aveva pubblicamente lodato il contributo militare degli “italiani”. Inoltre, è emerso il legame tra alcuni indagati e Alexey Milchakov, Comandante dell’Unità paramilitare neonazista “Rusich” operante nel Donbass.

Nell’ambito degli approfondimenti svolti, gli investigatori sottolineano come sia stata rilevata la presenza di combattenti separatisti di differente orientamento ideologico, accomunati da posizioni che promuovono un movimento culturalmente e politicamente comunitarista, superando la dicotomia destra/sinistra – fascismo/antifascismo.

La commistione ideologica assumeva ulteriore rilievo nella figura di uno degli indagati che, dapprima attivo nel reclutamento di mercenari sul fronte russo-ucraino, successivamente si spostava ai confini fra Turchia, Siria ed Iraq per combattere in formazioni satellite del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), tuttora inserito nell’elenco delle organizzazioni terroristiche stabilito dall’Unione Europea.

Le risultanze investigative si intersecavano inoltre con un provvedimento del Consiglio dell’Unione Europea, che aveva comunicato all’Italia alcuni soggetti ritenuti responsabili di azioni che minacciavano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, a carico dei quali erano sanciti il divieto di ingresso nel territorio UE ed il congelamento dei fondi e delle altre risorse economiche loro riferibili. Inoltre, anche le autorità diplomatiche ucraine avevano segnalato alcuni connazionali – tra cui alcuni degli odierni indagati – i quali avevano preso parte a operazioni militari contro l’Esercito ucraino al fianco delle formazioni armate delle autoproclamate Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk.