Era “Mafia capitale”, sentenza ribaltata in appello. Pena ridotta a Carminati

I giudici hanno inflitto 6 anni in meno all'ex nar, mentre per il ras delle coop i 19 anni ridotti a 18 anni e 4 mesi. La Corte d'Appello riconosce l'accusa di mafia fatta dai pm

Carlomagno Panda Settembre 2018
Da sinistra Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, i due principali imputati di Mafia Capitale
Da sinistra Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, i due principali imputati di Mafia Capitale

C’era la mafia a Roma. I giudici della Corte di Appello di Roma hanno ribaltato la sentenza di primo grado riconoscendo l’aggravante e il metodo mafioso nel processo in cui sono tra gli altri imputati Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, finiti in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”, battezzata anche “Mafia capitale”, che ha svelato intrecci e corruzione tra coop e amministratori a Roma, in particolare sul business dei migranti.

I giudici hanno ridotto in modo consistente la pena per Carminati: da 20 anni del primo giudizio a 14 e sei mesi inflitti oggi, mentre è andata peggio per l’ex ras delle cooperative Buzzi, la cui pena è stata ridotta da 19 anni della prima sentenza, a 18 anni e 4 mesi di oggi. Quindi solo otto mesi di “sconto”.

La novità sostanziale del processo di secondo grado è che i giudici hanno ribaltato la prima sentenza riconoscendo i capi d’accusa formulati in origine dai pm capitolini che ritenevano fondata l’associazione a delinquere di stampo mafioso, l’aggravante mafiosa o il concorso esterno nei reati contestati agli imputati. In primo grado questi capi d’imputazione erano stati esclusi.

Oltre a Carminati e Buzzi, inflitte le pene per gli altri imputati: Claudio Bolla è stato condannato a 4 anni e 5 mesi, Riccardo Brugia (11 anni e 4 mesi), Emanuela Bugitti (3 anni e 8 mesi), Claudio Caldarelli (9 anni e 4 mesi), Matteo Calvio (10 anni e 4 mesi). Condannati anche Paolo Di Ninno (6 anni e 3 mesi), Agostino Gaglianone (4 anni e 10 mesi), Alessandra Garrone (6 anni e 6 mesi), Luca Gramazio (8 anni e 8 mesi), Carlo Maria Guaranì (4 anni e 10 mesi), Giovanni Lacopo (5 anni e 4 mesi), Roberto Lacopo (8 anni), Michele Nacamulli (3 anni e 11 mesi), Franco Panzironi (8 anni e 4 mesi), Carlo Pucci (7 anni e 8 mesi) e Fabrizio Franco Testa (9 anni e 4 mesi).

“Abbiamo sempre detto che le sentenze vanno rispettate: lo abbiamo fatto in primo grado e lo faremo anche adesso. La Corte d’Appello ha deciso che l’associazione criminale che avevamo portato in giudizio era di stampo mafioso e utilizzava il metodo mafioso. Era una questione di diritto che evidentemente i giudici hanno ritenuto fondata”, ha detto il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini commentando a caldo la decisione dell’appello nel processo al Mondo di mezzo. In aula erano presenti anche il pm Luca Tescaroli e i procuratori generali Antonio Sensale e Pietro Catalani.

A luglio del 2017 i giudici di primo grado avevano escluso l’aggravante mafiosa per tutte le persone coinvolte dall’inchiesta, riconoscendo invece la corruzione e l’esistenza di due gruppi criminali. Per questo Massimo Carminati e Salvatore Buzzi erano stati condannati a 20 e 19 anni di reclusione in una sentenza che ha riguardato altre 44 persone, tra cui politici e uomini della pubblica amministrazione. Una “sentenza storica” in cui sono state inflitte pene pesanti proprio per gli episodi di corruzione con condanne, in alcuni casi, superiori alle richieste della Procura.

“Questa sentenza conferma la gravità di come il sodalizio tra imprenditoria criminale e una parte della politica corrotta abbia devastato Roma”, è il commento del sindaco di Roma Virginia Raggi subito dopo la sentenza della Corte di Appello di Roma. “Conferma che bisogna tenere la barra dritta sulla legalità. E’ quello che stiamo facendo e continueremo a fare per questa città e i cittadini”.

Per la difesa di Buzzi invece “Quanto accaduto è grave, è un atto assolutamente stigmatizzabile l’aver riconosciuto in questa roba la mafia. Credo che per molti cittadini da oggi sia molto pericoloso vivere in Italia: è una bruttissima pagina per la giustizia del nostro Paese” dice Alessandro Diddi, legale di Salvatore Buzzi.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Giosuè Naso, legale di Massimo Carminati: “Questa sentenza rappresenta per me una sorpresa, perché già non condividevo la sentenza di primo grado che aveva riconosciuto due associazioni distinte”.

“L’insussistenza dell’accusa mafiosa mi sembrava inattaccabile: mi sbagliavo. Questo collegio ha invece riconosciuto l’esistenza della mafia. E se persino questo collegio, che è uno dei migliori della corte d’appello, ha riconosciuto l’aggravante mafiosa di questa, o io non capisco più nulla di diritto, ci può stare, oppure è successo qualcosa di stravagante che ha influito sulla sentenza. In questo Paese la magistratura mette bocca su tutto e si arroga il compito di moralizzare la società”.