Mafia, maxiconfisca per 150 milioni di euro all’editore Ciancio Sanfilippo

Il direttore de "La Sicilia" è al centro di una inchiesta della Dda di Catania che lo ritine vicino ai clan

Carlomagno campagna novembre 2018

Ros CarabinieriLa Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catania, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia guidata da Carmelo Zuccaro, ha emesso un decreto di confisca e di sequestro e contestuale confisca relativo a conti correnti, polizze assicurative, 31 società, quote di partecipazione detenute in ulteriori 7 società e beni immobili nei confronti di Mario Ciancio Sanfilippo, nato a Catania 86 anni fa, giornalista e noto imprenditore nel settore immobiliare, radio-televisivo e della stampa, editore e direttore responsabile del quotidiano La Sicilia.

Il valore dei beni, in corso di quantificazione, è non inferiore ai 150.000.000 di euro. Il provvedimento è in corso d’esecuzione a cura dei Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Catania. Secondo l’accusa l’imprenditore sarebbe vicino ai clan catanesi e per questo è attualmente sotto processo per concorso esterno all’associazione mafiosa.

Tra i beni dell’imprenditore catanese Mario Ciancio, di cui il Tribunale di Catania ha emesso un decreto di sequestro e confisca, su richiesta della Dda, vi è l’intero gruppo editoriale che fa capo all’editore tra cui il quotidiano “La Sicilia”, la maggioranza delle quote della “Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari e due emittenti televisive regionali, “Antenna Sicilia” e “Telecolor”.

L’imprenditore si difende: “Solo frutto del mio lavoro”

“Nell’ambito del procedimento di prevenzione a mio carico ritenevo di avere dimostrato, attraverso i miei tecnici e i miei avvocati, che non ho mai avuto alcun tipo di rapporto con ambienti mafiosi e che il mio patrimonio è frutto soltanto del lavoro di chi mi ha preceduto e di chi ha collaborato con me”. Lo dice l’imprenditore Mario Ciancio Sanfilippo dopo il decreto di sequestro e confisca dei beni da parte del tribunale di Catania su richiesta della Dda etnea.

“Ritengo – spiega Ciancio – che le motivazioni addotte dal Tribunale siano facilmente superabili da argomenti importanti di segno diametralmente opposto, di cui il collegio non ha tenuto conto”.

“I miei avvocati – aggiunge – sono già al lavoro per predisporre l’impugnazione in Corte di Appello. Sono certo che questa vicenda per me tristissima si concluderà con la dovuta affermazione della mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati, come dimostra la mia storia personale, la mia pazienza e la mia ormai lunga vita nella città di Catania”.