Genova: 16 arresti, sequestrate due tonnellate di droga

Carlomagno campagna ottobre 2018

droga carabinieri genovaSedici persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga e sostanze psicotrope, aggravati dal carattere della transnazionalità, sono state arrestate dai carabinieri di Genova nell’ambito di una inchiesta, denominata in codice “Prêt à Porter”,  coordinata dalla Dda genovese. Sequestrate in totale due tonnellate di droga.

Oltre cento i militari impiegati nelle province di Genova, Torino, Milano, Biella, Imperia e Reggio Emilia. L’attività investigativa ha fatto luce su due sodalizi criminali organizzati, composti da soggetti italiani stanziali a Torino ed in Spagna (area Costa del Sol), dediti all’importazione dal Marocco, via Spagna e Francia, di ingenti quantitativi di hashish e marijuana destinati a rifornire all’ingrosso il mercato nella provincia di Genova ed in altre realtà del territorio nazionale (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Puglia, Lazio, Sicilia).

Per far entrare la droga in Italia i due gruppi, operanti separatamente ma interconnessi in caso di mutua necessità nella gestione delle attività illecite, si avvalevano di autoarticolati per il trasporto di agrumi o altri veicoli appositamente trasformati in sedicenti mezzi da cantiere stradale per eludere i controlli alla circolazione, anche tramite applicazione di targhe rubate in Francia.

I veicoli, fatti condurre a membri delle organizzazioni o a soggetti terzi reclutati su compenso, entravano in Italia attraverso la frontiera di Ventimiglia o transitando per i valichi di montagna del Piemonte (Monginevro e Frejus). A seconda del ruolo ricoperto nelle singole importazioni, delle relative responsabilità e dei conseguenti rischi, i singoli sodali ricevevano un compenso oscillante tra i 1.000 ed i 2.500 euro a tratta.

L’indagine ha evidenziato un sistema di importazione collaudato nei minimi dettagli, connotato da una pianificazione maniacale degli itinerari da far percorrere ai mezzi-staffetta al fine di evitare che i carichi potessero essere intercettati lungo il tragitto. Gli indagati infatti, oltre a sistemi di comunicazione a circuito interno, dedicati alla singola importazione, e telefoni satellitari, mappavano il percorso km per km, individuando preventivamente possibili deviazioni e percorsi alternativi da prendere in caso della segnalata presenza di posti di controllo delle Forze di Polizia spagnole, francesi ed italiane.In particolare, è stata evidenziata una profonda conoscenza dei tratti pirenaici, scelti a scapito dei tempi di percorrenza più lunghi rispetto alle autostrade lungo la costa poiché isolati, scarsamente trafficati e di conseguenza meno controllati dalle Forze di polizia.

La denominazione dell’operazione “Prêt À Porter” deriva dal mezzo Piaggio Porter utilizzato da uno degli indagati per occultare in un doppio fondo azionabile tramite congegno idraulico lo stupefacente da consegnare ed i campioni da sottoporre ai clienti per gli ordinativi.

Proprio dai contatti all’acquisto di droga assunti da un acquirente genovese si è avviata l’indagine che nel suo complesso ha consentito di contestare agli indagati importazioni complessive per oltre 5000 Kg. di droga (quasi interamente hashish); effettuare sequestri per oltre 1500 Kg. di hashish e 200 kg.di marijuana; arrestare in flagranza di reato 10 persone per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti; denunciare in stato di libertà 20 persone, sequestrare € 30.000 in contanti;  sottoporre a sequestro 15 veicoli e 3 società riconducibili agli indagati (operanti rispettivamente nei settori del noleggio auto, ristorazione/somministrazione bevande, produzione mobilio in legno) – per un valore stimato complessivo di circa mezzo milione di euro.

La droga sequestrata (circa 2 tonnellate) avrebbe fruttato al dettaglio introiti per decine di milioni di euro. Gli arrestati sono stati associati presso le case circondariali di Torino, Milano, Asti, Imperia ed Alessandria. Due di loro hanno ricevuto la notifica dell’ordinanza cautelare in carcere presso il carcere di Biella dove si trovavano già ristretti per arresti operati nella flagranza del reato nel corso dell’odierna indagine. Un indagato residente nella provincia di Milano è sotto posto agli arresti domiciliari.