La lunga fuga di Cesare Battisti è finita, il terrorista è nel carcere di Oristano

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Cesare Battisti circondato dalla polizia
Cesare Battisti circondato dalla polizia (Ansa)

Cesare Battisti è arrivato nel pomeriggio nel carcere di Massama, nelle campagne di Oristano. Il terrorista ha varcato le porte dell’istituto a bordo di un furgone con i vetri oscurati e una quindicina di auto al seguito con sirene spiegate. All’esterno della casa circondariale, presidiata dalle forze dell’ordine, solo un gruppo di giornalisti.

E’ arrivato stamane a Roma, il terrorista comunista arrestato sabato pomeriggio in Bolivia. Dopo le formalità di rito in questura è stato trasferito subito nel carcere di Oristano dove sconterà l’ergastolo per una serie di omicidi per cui è stato condannato in contumacia e in via definitiva.

Col pizzetto, sguardo spavaldo, senza manette ai polsi ma circondato dai poliziotti, due dei quali lo tenevano stretto sotto braccio, il terrorista, mai pentito, è sceso dal Falcon 900 del Governo italiano dopo un volo di 14 ore da Santa Cruz, in Bolivia, paese dove l’uomo è stato arrestato dopo una fuga dall’Italia durata 38 anni.

Battisti è sceso dall’aereo 10 minuti dopo l’atterraggio, alle 11.50. Poco dopo l’apertura del portellone dell’aereo un gruppo di sette agenti di polizia è salito sul velivolo, mentre un’altra decina di agenti, in parte armati di mitraglietta attendeva ai piedi della scaletta, e nel giro di qualche minuto lo ha fatto scendere dall’aereo. Ad attendere in disparte l’arrivo della primula rossa, all’interno dello scalo di Ciampino, il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

“Spero di non incontrarlo da vicino” ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “Oggi – ha proseguito – penso che l’Italia debba festeggiare, con troppo ritardo. E’ una giornata nel nome della giustizia, dell’onore, del buonsenso. L’Italia ha ritrovato centralità, rispetto e rispettabilità. Sono contento che abbiate potuto vedere ovunque queste immagini, segnale di rinnovata fiducia e giustizia”.

Per il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede “è il risultato di un intero Paese, un risultato storico: quando le istituzioni italiane sono compatte non ci ferma nessuno. Oggi l’Italia va a a testa alta. Parliamo di un pluriomicida che si è macchiato di reati gravissimi – ha detto – e con la sua fuga ha offeso il Paese. Il momento in cui la giustizia farà il suo corso è quando varcherà la porta del carcere: a quel punto sconterà la pena dell’ergastolo”.