Terrore sul bus, autista voleva usare i bambini come scudo

E' caccia al "video manifesto" nel quale Ousseynou Sy avrebbe annunciato la strage di ragazzini. In carcere: "L'ho fatto per dare un segnale. Africani non devono venire quì"

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Il bus di linea dato alle fiamme“Volevo andare a Linate per prendere un aereo e tornare in Africa e usare i bambini come scudo”: così ha raccontato a chi lo ha incontrato oggi in carcere Ousseynou Sy, l’uomo di origine senegalese finito in carcere dopo aver sequestrato un bus con a bordo una scolaresca a Crema. L’uomo, secondo quanto riferito da fonti all’Ansa, ha più volte ribadito che non voleva fare loro del male.

Investigatori e inquirenti che indagando sul caso di Ousseynou Sy, l’autista che ha sequestrato e incendiato il bus con 51 ragazzi ed è stato arrestato ieri, stanno cercando di acquisire il video-manifesto postato dall’uomo sul suo canale privato di una piattaforma web e inviato ai suoi conoscenti in Italia e in Senegal.

Nel filmato l’uomo spiegava le ragioni del suo “gesto eclatante” contro le politiche migratorie italiane. Del video aveva parlato lo stesso Sy nel corso dell’interrogatorio davanti ai pm ieri sera. “L’ho fatto per dare un segnale all’Africa, perché gli africani restino in Africa e così non ci siano morti in mare”, avrebbe detto in carcere Ousseynou Sy, riferendo di essere un “panafricanista” e ha spiegato di sperare anche nella vittoria delle destre in Europa “così non faranno venire gli africani”.

L’uomo era stato condannato in via definitiva nell’ottobre del 2018 a un anno con la sospensione condizionale della pena: era accusato di aver molestato una diciassettenne ed era stato condannato in primo grado a Cremona per fatti risalenti al 2010.

L’uomo era stato condannato in base all’articolo 609 del Codice penale per “fatti di minore gravità”. Da qui l’entità della pena. A questo si aggiunge una condanna per guida in stato di ebbrezza a Brescia nel 2007. L’autista si mise in malattia alcuni anni fa quando gli venne sospesa la patente per guida in stato di ebbrezza e, dunque, la società per cui già lavorava all’epoca, la Autoguidovie, non seppe nulla di quell’episodio.