Carabiniere ucciso da turisti americani in cerca di droga. Ecco la dinamica

Dopo la confessione di un ragazzo statunitense, emergono i dettagli sulle fasi del delitto. Truffati da un pusher che gli ha venduto aspirina, i due lo hanno scippato...

Carlomagno Jeep Compass Febbraio 2021

Due cittadini americani sono stati fermati ieri sera a Roma per la morte del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ammazzato a coltellate in zona Prati nel corso di un appostamento per bloccare in flagranza una estorsione. Si tratta di due giovanissimi: Elder Lee Finnegan, di 19 anni e Christian Gabriel Natale Hjorth, di 18 anni, entrambi californiani e in vacanza a Roma.

I pm della procura capitolina che hanno emesso il decreto di fermo, contestano ai ragazzi il reato di omicidio aggravato in concorso e tentata estorsione. Uno di loro, Elder Finnegan Lee, secondo quanto emerge, sarebbe l’autore materiale dell’accoltellamento. Incalzato nell’interrogatorio in caserma, il giovane avrebbe confessato: “Sono stato io”. Si tratta della persona con i capelli mesciati apparso in una foto e ripreso da alcune telecamere.

Dinamica incredibile – I due giovani, turisti americani che allogiavano presso l’hotel “Le Meridien”, lussuoso albergo a 4 stelle nella zona Prati, da quanto raccontato agli inquirenti, erano in cerca di droga a Trastevere. Giovedì sera volevano passare qualche ora di sballo prima di tornare in California e si sono recati nel lungo fiume per comprare la merce da sniffare. Trovato un pusher, questo gli vende al prezzo di un centinaio di euro dell’aspirina macinata al posto della cocaina.

Accortisi di essere stati truffati, lo hanno nuovamente raggiunto in piazza Mastai e gli hanno scippato lo zainetto nel tentativo di recuperare i soldi, ma all’interno non trovano né denaro né droga, bensì il telefono cellulare dello spacciatore.

L’uomo, un quarantenne, evidentemente preoccupato più per i suoi contatti per lo spaccio contenuti in rubrica, che non per il valore stesso del telefono, pur di ottenerlo indietro ha contattato i due chiamando sul suo numero per concordare il “cavallo di ritorno”. L’accordo pare fosse di cento euro più un grammo di cocaina di qualità, non medicinali in polvere.

Il pusher ha però anche chiamato il 112 (uno dei tanti misteri: perché un delinquente si rivolge ai carabinieri?) per dire che era stato derubato, omettendo tuttavia di dire di essere uno spacciatore, e che si era accordato con i due americani per la restituzione del “prezioso” cellulare. L’appuntamento è stato fissato alle 2 di notte nei pressi dell’albergo dove i due alloggiavano.

A questo punto, in caserma si organizza la “trappola” per cogliere in flagranza i ladri e procedere al loro arresto per rapina impropria ed estorsione. All’orario stabilito i due carabinieri, in borghese, Mario Cerciello Rega e il collega Andrea Varriale si recano da soli in via Pietro Cossa, nei pressi di una banca.

Intanto, i due ragazzi sapendo di avere a che a fare con un pusher truffatore, si erano armati di un coltello a serramanico da brandire nel caso vi fossero problemi col pusher di “aspirine”.

All’incontro, lo spacciatore non ci sarebbe stato o se c’era, in disparte. Al suo posto per lo “scambio” si presentano solo i militari in abiti civili che, secondo quanto comunicato dall’Arma, si sono qualificati come carabinieri, tesserino alla mano.

I due americani non riconoscendo il pusher che avevano incontrato qualche ora prima, hanno forse sospettato che Cerciello Rega e Varriale erano due persone mandate all’appuntamento dallo spacciatore per dare loro una punizione per il furto dello zainetto.

E quì emergono altre incongruenze nelle varie ricostruzioni. Alla richiesta di documenti, quindi prima ancora della dazione di denaro dal pusher (sempre se era presente) ai giovani; una estorsione che doveva essere registrata dai militari in borghese al fine di coglierli in flagranza. Ed è in quei minuti che sarebbe scoppiata una violenta colluttazione a quattro durante la quale il vicebrigadiere è stato colpito con otto coltellate di cui una al cuore risultata fatale.

Una ricostruzione dei fatti che ha davvero dell’incredibile. Una giornata tragica che ha colpito le coscienze dell’Italia intera per la giovane vita stroncata da un turista ragazzino, seppure appena maggiorenne. Tra conferme di notizie lacunose e smentite è stata una giornata tristemente caotica. Un dato, con il senno del poi, sembra però assodato: Se i militari quella notte fossero andati in divisa probabilmente, anzi sicuro, l’epilogo sarebbe stato diverso, molto diverso.

Si parla anche della presenza di pattuglie a supporto dei due militari, ma l’unica testimonianza registrata, al momento, è solo quella di Varriale che ha fatto sapere di aver soccorso l’amico e collega a terra in una pozza di sangue. E’ stato lui infatti ad allertare la centrale operativa e il 118.

Per i carabinieri un operazione organizzata male e, purtroppo, finita tragicamente peggio; per i due presunti assassini vacanze romane a base di “coca” che gli costerà probabilmente il carcere a vita. Ma come per l’autore americano della strage del Cermis, i due giovani sconteranno qualche mese o al massimo qualche annetto e saranno (purtroppo) estradati in virtù del “buon rapporto” tra Italia e Stati Uniti.

Dino Granata

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