Esplosione ad Alessandria, fermato il proprietario della cascina per l’omicidio dei Vigili

Giovanni Vincenti era entrato per essere ascoltato ma si sarebbe contraddetto durante un interrogatorio durato oltre dieci ore. Ieri i funerali di Stato dei tre pompieri, tra cui il calabrese Nino Candido

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Il luogo della tragedia

Svolta clamorosa nelle indagini nell’esplosione della cascina a Quargnento, nell’Alessandrino, dove sono morti tre vigili del fuoco. Al termine di un interrogatorio fiume durato una decina di ore, la Procura di Alessandria ha emesso nella notte un decreto di fermo nei confronti Giovanni Vincenti, proprietario della struttura. Le accuse sono per omicidio plurimo, lesioni aggravate e disastro doloso.

L’uomo era entrato ieri pomeriggio nella caserma dei carabinieri per essere ancora ascoltato e ne è uscito indagato. Per gli investigatori sarebbe stato lui a piazzare le bombole con gli inneschi, facendo esplodere le bombole con un timer a distanza. Dopo la prima esplosione quella notte erano giunti i Vigili del fuoco e i carabinieri; nella seconda, la deflagrazione ha totalmente sventrato l’edificio colpendo in pieno i pompieri e i militari dell’Arma.

Gli inquirenti hanno convocato in mattinata una conferenza stampa alla presenza del procuratore di Alessandria, Enrico Cieri per fornire i dettagli dell’arresto ma soprattutto i motivi che avrebbero spinto l’indagato a compiere il gesto. Non è infatti ancora chiaro il movente, sebbene prende corpo l’ipotesi che l’attentato sarebbe servito a presunti risarcimenti assicurativi o vecchi dissidi familiari. Pare sia escluso il coinvolgimento di una terza persona che sarebbe un venditore di bombole.

La svolta nelle indagini è arrivata a poche ore dai funerali di Stato di Matteo Gastaldo, Antonino Candido e Marco Triches nella cattedrale di Alessandria. Numerosi gli accertamenti tecnici e gli interrogatori, tra cui nelle ultime ore quello di Giovanni Vincenti, proprietario dell’immobile andato distrutto, che era già stato ascoltato e che aveva fatto sapere di essere arrivato sul posto all’1:35 della notte tra in 4 e il 5 novembre, tre minuti dopo la seconda deflagrazione. Evidentemente qualcosa non ha convinto gli inquirenti e, pressato dalle domande, l’uomo sarebbe caduto in contraddizione più volte.