Disastro Frecciarossa, ci sono i primi indagati. Sono i cinque operai


Ci sono almeno cinque indagati nel disastro del treno Frecciarossa deragliato nel Lodigiano. Si tratta dei manutentori che poco prima dell’incidente avevano effettuato dei lavori sulla tratta dell’alta velocità, in particolare sullo scambio numero 5. Le ipotesi di reato sarebbero di disastro e omicidio colposo. Nel deragliamento sono morti i due macchinisti 31 persone sono rimaste ferite.

Secondo quanto trapela, ci sarebbero più fonogrammi inviati dai tecnici in merito al ripristino dello scambio, l’ultimo dei quali parlava di uno stato di “normalità” del meccanismo, quindi “chiuso” per consentire ai treni di proseguire dritti.

Tuttavia, quando un’ora dopo è arrivato il convoglio Milano-Salerno, si sarebbe aperto (questo è il principale elemento al vaglio degli inquirenti), e ciò ha provocato lo sviamento della motrice dal resto del treno, andandosi a schiantare.

Lo scambio, quindi, ha immesso il treno in un binario verso sinistra (in quel tratto scorrono più binari del Tav), ma alla velocità di 290 km/h cui procedeva, la carrozza in testa, con la motrice, è praticamente decollata e, 700 metri dopo ha impattato contro un carrello che si trovava su un binario morto, e poi contro una palazzina. Il carrello è stato ritrovato dentro l’edificio mentre dalla cabina di pilotaggio, sventrata, i corpi dei due macchinisti sono stati proiettati fuori ad ulteriore grande distanza.

La polizia scientifica, intanto, ha recuperato l’hard disk delle telecamere posizionate sul perimetro della stazione di segnalamento fra Livraga e Ospedaletto Lodigiano, dove ha finito la sua corsa la motrice.

I sindacati rifiutano l’ipotesi di un errore umano commesso dalla squadra di cinque operai che erano intervenuti sullo scambio poco prima, come unica causa dell’incidente. Sentiti come testi, gli operai avrebbero detto di non aver terminato il lavoro completamente, ma di aver rimesso lo scambio in ordine e che il binario dagli agenti di manutenzione era stato restituito regolarmente a quelli di movimentazione. Secondo quanto si è saputo, in questo modo la centrale di Bologna non avrebbe potuto constatare l’anomalia.

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