Frecciarossa deragliato, operai indagati: “Lo scambio era a posto”. E’ giallo


“Lo scambio era in posizione corretta”, cioè chiuso per consentire al Frecciarossa di proseguire il viaggio dritti verso Salerno. E’ quanto trapela dal racconto di alcuni operai indagati dalla Procura di Lodi per il disastro ferroviario in cui sono morti i due macchinisti e una trentina di persone sono rimaste ferite. E’ giallo.

Una versione, questa, che cozzerebbe con quanto accaduto, poiché se lo scambio ferroviario “riparato” un’ora prima dell’incidente fosse stato nella “normalità”, come si evince nel fonogramma inviato dai manutentori, il treno con ogni probabilità non sarebbe deragliato. Cosa sia successo sullo scambio numero 5 è un mistero.

Per fugare i dubbi, sarà conferito lunedì l’incarico ai consulenti della Procura per verificare le vere cause del deragliamento del Frecciarossa. I periti dovranno vagliare anche le dichiarazioni rese dai cinque indagati.

In un interrogatorio fiume, durato fino a notte fonda, nella stazione della Polfer di Piacenza, i cinque dipendenti di Rfi, assistiti dagli avvocati Armando D’Apote e Fabio Cagnola, hanno sostanzialmente confermato la versione resa da testimoni nei giorni scorsi: “lo scambio era in posizione corretta”. Racconto che contrasta con gli elementi in mano alla Procura che li accusa di aver “svolto un’attività non adeguata”. Il binario, infatti, trovandosi “aperto” ha provocato lo sviamento del convoglio.

Secondo i pm dopo la manutenzione lo scambio sarebbe rimasto deviato verso sinistra e, per questo, il convoglio, a quasi 300 chilometri orari, è finito con la motrice su un binario di servizio schiantandosi poi contro un carrello ferroviario e un edificio. Ma c’è un altro giallo relativo al malfunzionamento del sistema elettronico degli scambi. Quella notte non ha funzionato.

Si terranno invece martedì e mercoledì i funerali dei due macchinisti deceduti nel deragliamento del Frecciarossa 9595. Le esequie di Giuseppe Cicciù, originario di Reggio Calabria, si svolgeranno a Cologno Monzese, dove viveva con la famiglia, nella parrocchia di San Giuseppe alle 15:30 dell’11 febbraio. Quello di Mario Dicuonzo, morto a meno di tre mesi dalla pensione, dovrebbe essere a Pioltello il giorno seguente.

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