Crollo Ponte Morandi, arrestato Castellucci, braccio destro dei Benetton

Operazione della Guardia di finanza di Genova che su mandato della procura ligure ha eseguito sei misure cautelari nell'ambito dell'inchiesta sul crollo del viadotto che costò la vita a 43 persone

Carlomagno Lancia Ypsilon Novembre 2020 PER RICEVERE GLI AGGIORNAMENTI E RESTARE INFORMATO SULLE NOTIZIE BASTA LASCIARE UN LIKE SULLA NUOVA PAGINA FB

I militari della Guardia di Finanza di Genova, coordinati della locale procura, hanno un’ordinanza applicativa di misure cautelari, nei confronti di tre ex top manager e tre attuali dirigenti della Società Autostrade per l’Italia spa.

In particolare, si tratta di tre arresti domiciliari e tre misure interdittive. Sono l’ex ad di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, il direttore centrale operativo all’epoca del crollo del Ponte Morandi, Paolo Berti, e Michele Donferri Mitelli, all’epoca a capo delle manutenzioni, i tre manager finiti ai domiciliari.

Stefano Marigliani, Paolo Strazzullo e Massimo Miliani sono invece gli attuali manager di Autostrade per l’Italia nei confronti dei quali sono state emesse le misure interdittive. L’indagine, avviata un anno fa a seguito dell’analisi della documentazione informatica e cartacea acquisita nell’inchiesta principale legata al crollo del Ponte Morandi, è relativa alle criticità, in termini di sicurezza, delle barriere fonoassorbenti, del tipo integrate modello ‘Integautos’, montate sulla rete autostradale.

In base all’indagine della Guardia di Finanza, è emersa la consapevolezza della difettosità delle barriere e del potenziale pericolo per la sicurezza stradale, con rischio cedimento nelle giornate di forte vento (fatti peraltro realmente avvenuti nel corso del 2016 e 2017 sulla rete autostradale genovese). In particolare, è emersa la consapevolezza di difetti progettuali e di sottostima dell’azione del vento, nonché dell’utilizzo di alcuni materiali per l’ancoraggio a terra non conformi alle certificazioni europee e scarsamente performanti.

Agli indagati si contesta anche la volontà di non procedere a lavori di sostituzione e messa in sicurezza adeguati, eludendo tale obbligo con alcuni accorgimenti temporanei non idonei e non risolutivi. Infine si configura la frode nei confronti dello Stato, per non aver adeguato la rete da un punto di vista acustico (così come previsto dalla Convenzione tra Autostrade e lo Stato) e di gestione in sicurezza della stessa, occultando l’inidoneità e pericolosità delle barriere, senza alcuna comunicazione, obbligatoria, all’organo di vigilanza (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti).

Autostrade per l’Italia: “Indagine su barriere antirumore”

L’ORDINANZA – Giovanni Castellucci “era perfettamente al corrente della situazione di problematicità delle barriere e costantemente informato sulle sue decisioni per la gestione delle stesse”, scrive il gip di Genova nell’ordinanza applicativa di misure cautelari.

“Sotto il profilo dell’attualità delle esigenze cautelari rileva anche il profondo legame sussistente tra Castellucci e il gruppo societario, anche dopo la sua formale uscita dal gruppo, e la capacità di influire sulle decisioni societarie”, rileva ancora il giudice.

Secondo quanto emerge da un’intercettazione contenuta nell’ordinanza, Paolo Berti mentì sull’incidente di Avellino per difendere la linea aziendale. In particolare in una telefonata emerge che Berti è particolarmente adirato per la sua pesante condanna nel processo per l’incidente del pullman di Avellino e si “comprende che Berti in quel procedimento non ha riferito la verità per difendere la linea aziendale”.

“Ci sono stati quaranta morti de là e quarantatré de qua, stamo tutti su la stessa barca”. Ha affermato un indagato in un’intercettazione contenuta nell’ordinanza. Il riferimento è ai due procedimenti penali per il crollo del Ponte di Genova, dove morirono 43 persone, e per l’incidente del pullman ad Avellino, in cui persero la vita 40 persone.

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