Affaire Mascherine cinesi, 8 indagati. Sequestro per 70 milioni. “Speriamo la Pandemia non finisca più”

Carlomagno Panda Ibrid Luglio 2021
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Domenico Arcuri e Mario Benotti

I finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno eseguito ieri una serie di sequestri preventivi diretti e per equivalente, emessi dal Giudice del Tribunale di Roma nonché, in via d’urgenza, nei confronti di un gruppo di persone ritenuti responsabili, in concorso tra loro, del reato di traffico di influenze illecite (aggravato dal reato transnazionale) oltre che, a vario titolo, di ricettazione, riciclaggio e auto-riciclaggio. Sono 8 gli indagati per adesso.

Le investigazioni riguardano gli affidamenti, per un valore complessivo di 1 miliardo e 250 milioni di euro, effettuati dal Commissario straordinario per l’emergenza COVID-19 Domenico Arcuri a favore di 3 consorzi cinesi per l’acquisito di oltre 800 milioni di mascherine di varie tipologia, effettuate con l’intermediazione – non contrattualizzata dalla predetta Struttura – di alcune imprese italiane.

A fronte della suddetta attività di intermediazione e dei connessi affidamenti, le predette società hanno percepito commissioni per decine di milioni di euro dai consorzi cinesi risultati affidatari delle forniture dei richiamati dispositivi di protezione individuale (in particolare, mascherine chirurgiche, nonché del tipo FFP2 e FFP3).

I finanzieri hanno sottoposto a sequestro le quote societarie, disponibilità finanziarie, polizze assicurative, immobili a Roma, Pioltello (Milano) e Ardea (Roma), auto e moto di lusso, gioielli e orologi di pregio nonché uno yacht, il tutto per un valore complessivo stimabile in circa 70 milioni di euro.

Le misure cautelari reali riferite alle citate società sono state emesse anche in relazione all’illecito amministrativo previsto e punito in materia di responsabilità amministrativa degli enti dipendenti da reato.

Anche in questa occasione, come nel terremoto in Abruzzo nel 2009, c’era chi sperava di poter lucrare ancora sulla pandemia: “Tanto a novembre esploderà, con l’ipotesi di un nuovo lockdown e di altre commesse”, riporta il Mattino. “Speriamo la Pandemia non finisca più”.

Tre consorzi cinesi nell’affare mediato dalle società italiane, che hanno cambiato l’oggetto sociale in corso d’opera. Nel registro degli indagati figurano l’imprenditore Andrea Vincenzo Tommasi, a capo di una della società coinvolte nell’indagine, il giornalista, ora in aspettativa, Mario Benotti, Antonella Appulo, già segreteria del ministro Graziano Delrio; Daniela Guarnieri, convivente del giornalista, e altri imprenditori: Jorge Edisson Solis San Andrea, Daniele Guidi, Georges Fares Khozouzam e Dayanna Andreina Solis Cedeno.

Traffico di influenze, “perché al momento – scrive nella richiesta di sequestro l’aggiunto Paolo Ielo – non ci sono elementi di prova” dell’iniziale ipotesi di corruzione, poi riciclaggio, autoriciclaggio e ricettazione sono i reati contestati. Ma il sospetto della corruzione rimane.

Si legge nel decreto: “Nelle intercettazioni appaiono riferimenti ad accordi spartitori con soggetti estranei al comitato d’affari, in particolare a qualcuno che intende ricevere una valigetta“. Con disappunto di Benotti che, il 24 novembre, intercettato, afferma: “E’ un lavoro che si fa senza valigetta”.

Sullo sfondo le decisioni del commissario Arcuri, già indagato e per il quale i pm avrebbero chiesto l’archiviazione. “La struttura commissariale – scrive Ielo – non appare interessata a costituire un proprio rapporto con i fornitori cinesi né a validare un autonomo percorso organizzativo per certificazioni e trasporti, preferendo affidarsi a freelance improvvisati, desiderosi di speculare sull’epidemia”.

La posizione di Benotti 
Benotti “persona politicamente esposta per essere già stato consulente presso la presidenza del Consiglio e di vari ministeri, con notevoli entrature nel mondo della politica e dell’alta dirigenza bancaria”, ha approfittato del proprio rapporto con Arcuri, “Tommasi e Guidi hanno curato l’aspetto organizzativo e, in particolare, i numerosi voli aerei necessari per convogliare in Italia un quantitativo così ingente di dispositivi di protezione, compiendo i necessari investimenti, Jorge Solis era in possesso del necessario contatto con la Cina”. I soldi sono arrivati attraverso complessi passaggi e una serie di società che fanno capo agli indagati.

È il 20 ottobre quando Benotti confida a Guarnieri, “la sua frustrazione per il fatto che Arcuri si sottragga e il timore che sia il segnale di notizie riservate su qualcosa che «ci sta per arrivare addosso». La cordata Benotti/Tommasi, quanto Jorge Solis, continuano insistentemente a cercare di parlare con il commissario: vogliono proporgli nuovi affari (dai tamponi rapidi, ai guanti chirurgici, a nuove forniture di mascherine). E Benotti chiede lumi a Mauro Bonaretti, che fa parte della struttura commissariale.

Il 21 ottobre conferma di essere stato lui a organizzare l’operazione mascherine. Su Arcuri, Benotti lo rassicura: “Mi ha detto io ci tengo, voglio evitare che Mario si sporchi… lo voglio avvisare di questa situazione, mi ha detto di non farti vivo in questa fase, di lasciarlo un attimo, per evitare casini”.

Dall’entourage del commissario la reazione arriva immediata: “Risulta evidente che la struttura e il commissario Arcuri sono stati oggetto di illecite strumentalizzazioni da parte degli indagati. Si sta valutando la costituzione come parte civile in un eventuale processo”. Gli avvocati di Benotti annunciano che impugneranno il provvedimento di sequestro.

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