Spionaggio, tre video riprendono Walter Biot mentre fotografa documenti riservati

Carlomagno Panda Ibrid Luglio 2021
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Walter Biot

Sarebbero almeno tre i video, effettuati con una telecamera nascosta dal 18 marzo, che ritraggono l’ufficiale di Marina Walter Biot mentre è intento a fotografare, nella stanza del suo ufficio, il monitor del pc con documenti “classificati”. E’ quanto emerge dall’attività di indagine svolta dai carabinieri del Ros su delega del procuratore di Roma, Michele Prestipino e del sostituto Gianfederica Dito.

Stando a quanto apprende l’Ansa, la telecamera era stata piazzata dallo Stato Maggiore della Difesa insospettito dal comportamento di Biot. Il primo video risale al 18 marzo, poi un secondo episodio il 23 marzo e il terzo il 25 marzo.

“Questo incidente suscita profondo dispiacere, così come la decisione da parte italiana di dichiarare due funzionari persone non grate. Come ho sottolineato durante l’incontro con i vertici del ministero degli Esteri italiano, contiamo che questo incidente non influisca negativamente sulle relazioni complessivamente costruttive tra i nostri paesi, bisogna avere uno sguardo più ampio, sono relazioni articolate che non possono assolutamente essere ridotte a singoli episodi spiacevoli”. Lo ha detto l’ambasciatore Russo in Italia Sergey Razov, intervistato da Rainews24, dopo la vicenda di spionaggio che ha coinvolto Walter Biot.

Chiederemo di essere ascoltati dalla Procura di Roma nei prossimi giorni. Nostro obiettivo è dimostrare che il ruolo ricoperto da Walter Biot non dava accesso a documenti di livello strategico, atti che in alcun modo riguardavano la sicurezza dello Stato”. E’ quanto annuncia l’avvocato Roberto De Vita, difensore del militare di Marina arrestato dai carabinieri del Ros con l’accusa di spionaggio. Il penalista ha depositato oggi anche istanza al tribunale del Riesame.

Giudice: “Attività non isolata”

Un traditore “senza scrupoli”, di “estrema pericolosità”, che ha venduto documenti segreti per trarre profitto. Così l’ordinanza del gip di Roma descrive il capitano di fregata Walter Biot, arrestato la sera di martedì in flagranza subito dopo aver consegnato ad un addetto dell’ambasciata russa documenti militari riservati in cambio di cinquemila euro. Un’attività né sporadica, né isolata, sottolinea il giudice. All’udienza di convalida Biot si è avvalso della facoltà di non rispondere, lasciando al legale Roberto De Vita il compito di riassumere la sua posizione: uno sbaglio commesso “in un momento di profonda crisi, personale, familiare ed economica, anche a causa delle gravi condizioni di salute della figlia” e, comunque, ha assicurato l’ufficiale, il passaggio di carte ai russi “non ha messo in alcun modo a repentaglio la sicurezza dello Stato”.

Nella scheda di memoria sequestrata dai carabinieri del Ros che hanno colto in flagrante lo scambio tra Biot e l’addetto russo sono state trovate al momento 181 foto di documenti cartacei classificati. L’ufficiale li fotografava dai monitor dell’ufficio Politica militare e programmazione dello Stato maggiore della Difesa, dove lavorava. Presenti anche 9 documenti classificati come ‘riservatissimi’ (la classifica di segretezza ha quattro livelli: ‘riservato’, il più basso, ‘riservatissimo’, ‘segreto’ e ‘segretissimo’, il più elevato) e 47 di tipo ‘Nato Secret’.

Il gip sottolinea che per il suo ruolo Biot gestiva documenti coperti da segreto preordinati alla sicurezza dello Stato, occupandosi, tra l’altro, della proiezione degli assetti italiani della Difesa in teatri operativi esteri e anche di operazioni Nato, Ue e Onu. Nell’ordinanza vengono evidenziate le “accurate modalità nell’agire” dell’ufficiale, che prendeva una serie di precauzioni per non destare sospetti, come, ad esempio, “l’inserimento della scheda Sd all’interno del bugiardino dei medicinali così come il fatto che dai telefoni in suo possesso non emergono appuntamenti o contatti con l’agente russo”. Per il giudice sono “elementi sintomatici dello spessore criminale dell’indagato che non si è posto alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell’istituzione di appartenenza al solo fine di conseguire profitti di natura economica”.

Il modo di agire, secondo il gip, “mostra in maniera palmare l’estrema pericolosità del soggetto stante la professionalità dimostrata, desumibile dai parecchi strumenti utilizzati (4 smartphone) e dagli accorgimenti adottati”. Il difensore di Biot, dal canto suo, si è detto sicuro che la vicenda “verrà ridimensionata”, dal momento che i documenti venduti, come ha assicurato l’ufficiale italiano, “non hanno messo in alcun modo a repentaglio la sicurezza dello Stato”. Quello del 56enne capitano di fregata è stato, dunque, un errore “in un momento di grande difficoltà”.

Sulla stessa linea si sono espressi la moglie Claudia Carbonara – “aveva paura di non riuscire più a fronteggiare le tante spese che abbiamo. L’economia di casa” – è il figlio 24enne: “l’unica cosa che credo – ha spiegato – è che se mio padre ha fatto quello che ha fatto è stato per mantenere la famiglia, per mantenere la casa, non per andare contro lo Stato, contro la Patria, perchè lui per 35 anni ha servito la Patria e lo Stato: ha fatto la seconda Guerra del Golfo, è stato in Iraq, in Afghanistan”. Una cosa così, ha aggiunto, “ci inguaia tutti. Noi stiamo con le toppe al culo, io e mia sorella facciamo lavori part time, mio padre è l’unico che ci può mantenere; se lo congedano con disonore il rischio è che ci tolgono i bambini minorenni (Biot ha 4 figli, ndr) perchè non possiamo mantenerli”. Se dovesse essere confermata una delle accuse che gravano sull’ufficiale, spionaggio politico e militare, la pena prevista dall’articolo 257 del Codice penale è non inferiore a 15 anni, mentre può scattare l’ergastolo se “il fatto ha compromesso la preparazione o l’efficienza bellica dello Stato, ovvero le operazioni militari”. Oltre alla procura di Roma procede anche la Procura militare e presto ci sarà un incontro tra i rispettivi procuratori per valutare la competenza.

Un traditore “senza scrupoli”, di “estrema pericolosità”, che ha venduto documenti segreti per trarre profitto. Così l’ordinanza del gip di Roma descrive il capitano di fregata Walter Biot, arrestato la sera di martedì in flagranza subito dopo aver consegnato ad un addetto dell’ambasciata russa documenti militari riservati in cambio di cinquemila euro. Un’attività né sporadica, né isolata, sottolinea il giudice. All’udienza di convalida di questa mattina si è avvalso della facoltà di non rispondere, lasciando al legale Roberto De Vita il compito di riassumere la sua posizione: uno sbaglio commesso “in un momento di profonda crisi, personale, familiare ed economica, anche a causa delle gravi condizioni di salute della figlia” e, comunque, ha assicurato l’ufficiale, il passaggio di carte ai russi “non ha messo in alcun modo a repentaglio la sicurezza dello Stato”.

Nella scheda di memoria sequestrata dai carabinieri del Ros che hanno colto in flagrante lo scambio tra Biot e l’addetto russo sono state trovate al momento 181 foto di documenti cartacei classificati. L’ufficiale li fotografava dai monitor dell’ufficio Politica militare e programmazione dello Stato maggiore della Difesa, dove lavorava. Presenti anche 9 documenti classificati come ‘riservatissimi’ (la classifica di segretezza ha quattro livelli: ‘riservato’, il più basso, ‘riservatissimo’, ‘segreto’ e ‘segretissimo’, il più elevato) e 47 di tipo ‘Nato Secret’.

Il gip sottolinea che per il suo ruolo Biot gestiva documenti coperti da segreto preordinati alla sicurezza dello Stato, occupandosi, tra l’altro, della proiezione degli assetti italiani della Difesa in teatri operativi esteri e anche di operazioni Nato, Ue e Onu. Nell’ordinanza vengono evidenziate le “accurate modalità nell’agire” dell’ufficiale, che prendeva una serie di precauzioni per non destare sospetti, come, ad esempio, “l’inserimento della scheda Sd all’interno del bugiardino dei medicinali così come il fatto che dai telefoni in suo possesso non emergono appuntamenti o contatti con l’agente russo”. Per il giudice sono “elementi sintomatici dello spessore criminale dell’indagato che non si è posto alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell’istituzione di appartenenza al solo fine di conseguire profitti di natura economica”.

Il modo di agire, secondo il gip, “mostra in maniera palmare l’estrema pericolosità del soggetto stante la professionalità dimostrata, desumibile dai parecchi strumenti utilizzati (4 smartphone) e dagli accorgimenti adottati”. Il difensore di Biot, dal canto suo, si è detto sicuro che la vicenda “verrà ridimensionata”, dal momento che i documenti venduti, come ha assicurato l’ufficiale italiano, “non hanno messo in alcun modo a repentaglio la sicurezza dello Stato”. Quello del 56enne capitano di fregata è stato, dunque, un errore “in un momento di grande difficoltà”.

Figlio di Biot: “Se l’ha fatto è per mantenerci”

“L’unica cosa che credo è che se mio padre ha fatto quello che ha fatto è stato per mantenere la famiglia, per mantenere la casa, non per andare contro lo Stato, contro la Patria, perché lui per 35 anni ha servito la Patria e lo Stato: ha fatto la seconda Guerra del Golfo, è stato in Iraq, in Afghanistan”. Così il figlio 24enne di Walter Biot, l’ufficiale della Marina accusato di spionaggio, in un’intervista riportata sul sito di Repubblica.

“Una cosa così – spiega il giovane – ci inguaia tutti. Noi stiamo con le toppe al culo, io e mia sorella facciamo lavori part time, mio padre è l’unico che ci può mantenere; se lo congedano con disonore il rischio è che ci tolgono i bambini minorenni (Biot ha 4 figli, ndr) perché non possiamo mantenerli”.

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