Affaire mascherine, indagato per peculato l’ex commissario Arcuri

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Domenico Arcuri (Ansa)

L’ex commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri – secondo quanto anticipato dal quotidiano ‘La Verità’ – sarebbe stato iscritto sul registro degli indagati della Procura della Repubblica di Roma per peculato.

L’accusa sarebbe contenuta nel fascicolo sulle forniture di mascherine cinesi. Il 24 febbraio scorso, per l’arrivo in Italia di una parte di queste mascherine senza certificazione, c’erano stati un arresto e quattro misure interdittive.

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Arcuri comunica di non avere notizia di quanto riportato questa mattina dal quotidiano “La Verità”, relativamente all’indagine sulla fornitura di mascherine.

Arcuri, nonché la struttura già preposta alla gestione dell’emergenza, rendono noto che “continueranno, come da inizio indagine, a collaborare con le autorità inquirenti nonché a fornire loro ogni informazione utile allo svolgimento delle indagini”.

L’inchiesta romana sulla maxi fornitura da 1,25 miliardi di euro di mascherine, scrive La Repubblica – è approdata anche a San Marino. I magistrati di piazzale Clodio hanno infatti chiesto e ottenuto che i colleghi sammarinesi collaborino alla ricerca del bottino nascosto da uno degli indagati. Si tratta di Daniele Guidi, imprenditore classe 1966 accusato di traffico di influenze e peculato. I fari degli inquirenti si concentrano soprattutto su due conti correnti sfuggiti ai precedenti sequestri: il primo è collegato alla Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino. Il secondo alla Banca Agricola Commerciale di San Marino.

La circostanza è rilevante. Perché tra i nomi iscritti sul registro degli indagati, oltre a quello di Guidi, del giornalista Mario Benotti, dell’ingegnere milanese Andrea Tommasi e del trader dell’Ecuador Jeorge Solis, ci sono anche quelli dell’ex commissario all’emergenza Domenico Arcuri e del suo collaboratore Antonio Fabbrocini.

Entrambi erano già stati indagati, ma a differenza degli altri protagonisti della vicenda, ovvero dei mediatori che avrebbero intascato cifre a sei zeri, la stessa procura di Roma aveva chiesto al gip di archiviare l’accusa di corruzione inizialmente contestata ai due pubblici ufficiali.

Adesso però c’è un nuovo reato ipotizzato: il peculato. Occorre dunque verificare anche se Arcuri e Fabbroncini possano aver favorito gli intermediari. Quindi bisogna capire se i due fossero a conoscenza delle provvigioni. Inizialmente la finanza sospettava che Arcuri sapesse del guadagno illecito dei mediatori. Ma lo stesso Benotti, interrogato a Roma, ha spiegato che l’ex commissario era all’oscuro della faccenda.

Per risolvere il caso delle provvigioni ottenute grazie all’acquisto da parte della struttura commissariale di oltre 800 milioni di mascherine, gli inquirenti hanno già sequestrato circa 70 milioni di euro. E adesso la caccia ai soldi è arrivata fino a San Marino.

Infatti 12,5 milioni di euro sarebbero finiti nelle disponibilità di Daniele Guidi. Per questo la procura di Roma ha chiesto di verificare i movimenti di denaro dell’indagato e di “aprire” due conti correnti, in particolare quello aperto presso la Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino e un altro presso la Banca Agricola Commerciale di San Marino.

La rogatoria internazionale inviata ai piedi del monte Titano riassume la vicenda. “Mario Benotti, sfruttando le sue relazioni personali con Domenico Arcuri, Commissario Nazionale per l’emergenza Covid – si legge negli atti – si faceva prima promettere e quindi dare indebitamente da Andrea Vincenzo Tommasi, il quale agiva in concorso previo concerto con Daniele Guidi, Jorge Edisson Solis San Andres, la somma” di circa 12 milioni di euro.

Circa 9 milioni sono confluiti in un conto corrente della Banca Sella intestato alla Microproducts It Srl e altri 3 milioni sono stati bonificati alla Partecipazione Spa. Secondo gli inquirenti si tratta del profitto della “remunerazione indebita della sua mediazione illecita, siccome occulta e fondata sulle relazioni personali con il predetto Commissario in ordine alle commesse di fornitura dispositivi di protezione individuali ordinate dal detto Commissario Straordinario alle società cinesi Whenzou Light, Whenzou Moon-Ray e Luokay”. Le aziende sarebbero state individuate da Andrea Tommasi, da Daniele Guidi e da Jorge Solis. E per questo lavoro avrebbero ricevuto circa 65 milioni di provvigioni.

Per capire se l’ex commissario fosse a conoscenza del lauto guadagno i pm hanno anche acquisito i tabulati telefonici. Tra Benotti e Arcuri ci sono stati oltre 1200 contatti. Risalgono al periodo caldo del Covid. Dopo, l’allora commissario avrebbe interrotto i rapporti.

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