Green pass, camionisti in rivolta e l’Italia inizia ad andare in tilt. “Il peggio nei prossimi giorni”


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Sono sparsi tra le migliaia di chilometri di autostrada in tutta Italia i camionisti che da stamane, in sordina e senza riflettori mediatici, hanno iniziato uno sciopero ad oltranza per protestare contro il discriminatorio Green pass.

Sono migliaia, forse 50mila, sparsi e un po’ disorganizzati dal momento che la protesta è del tutto spontanea, ossia senza cartelli sindacali dietro, ma sui canali social si fanno sentire e promettono battaglia fino a quando il governo non torna sui propri passi nel ritiro della certificazione verde “per tutti”, ammoniscono. “L’Italia, fanno sapere, è l’unico paese al mondo ad avere adottato misure draconiane per spingere cittadini e lavoratori a inocularsi un siero sperimentale, pena l’esclusione dal lavoro e dalla vita sociale”, con la politica – va detto – “maggioranza & opposizione”, tutta appiattita sulle posizioni dell’esecutivo guidato da Mario Draghi.

Di fatto, chi non ha il lasciapassare, tra le decine di migliaia di camionisti – che macinano in genere centinaia di km ogni giorno – non potrà sedersi nei tavoli degli autogrill per consumare un pasto caldo nelle ore di pausa forzata (ogni tot ore infatti i camionisti hanno l’obbligo di fermarsi). Ci vuole la certificazione sanitaria. Dovranno quindi ordinare da asporto e consumare pranzo o cena all’interno dei loro mezzi pesanti o all’aperto, come già fanno anche le Forze dell’ordine che non possono pranzare in mensa. Una discriminazione che, come avviene in altri ambiti lavorativi non ha eguali dall’ultimo dopoguerra.

E ora i camionisti si sono arrabbiati mobilitandosi in una “battaglia” che nessuno è in grado al momento di prevedere gli esiti. “Abbiamo iniziato oggi, il peggio lo vedrete nei prossimi giorni”, avvertono sui social. L’obiettivo dichiarato e “paralizzare l’Italia” al punto da mettere tutti i settori in difficoltà, comprese le stazioni di servizio nonché i supermercati i cui scaffali potranno a giorni rimanere vuoti. “Fate scorte”, ha dichiarato un sindacalista dell’Emilia Romagna in un video di qualche giorno fa in cui annunciava la protesta.

E’ vero che per adesso si sta andando in ordine sparso e a “passo di lumaca”, ma è altrettanto vero che una protesta del genere se trascinata per giorni o settimane potrebbe fare inceppare il motore economico dell’Italia, ben consci del fatto che la stragrande maggioranza del trasporto delle merci avviene su gomma. Già nei porti ed aeroporti iniziano a registrarsi le prime criticità per l’assenza di camionisti. Ma anche se li trovassero, questi troverebbero enormi difficoltà a trasportare merci lungo le autostrade e le arterie più importanti dove la circolazione sarà di fatto bloccata (o rallentatata) ad oltranza.

L’inizio odierno della protesta ha comunque creato non pochi disagi agli automobilisti, costretti a stare in coda a colonne di “padroncini” che viaggiano a 20/30kh con le quattro frecce accese. Le maggiori criticità si registrano al centro nord, sull’A1, sull’Adriatica e altre importanti arterie. Situazione complicata sulla A4, anche nei pressi di Milano e dell’hinterland, dove si registrano lunghe code. Ancora non si hanno notizie di Villa San Giovanni, che è l’unico snodo via mare per la Sicilia.

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