27 Febbraio 2024

Corruzione in obitorio a Milano, 400 euro per vestire morti Covid. Indagati

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Accordi tra un operatore dell’obitorio dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano e due dipendenti di ditte funebri, che pagavano in cambio di preziose informazioni sui decessi. E’ il fulcro dell’indagine della polizia locale milanese, coordinata dalla procura e oggi arrivata all’emissione di 3 misure cautelari interdittive firmate dal gip Stefania Donadeo: il dipendente ospedaliero di 57 anni è stato sospeso dall’esercizio del pubblico servizio, ai due lavoratori funebri (di 29 e 38 anni) di Milano e Baranzate è stato imposto il divieto di esercitare l’attività di impresario funebre.

Negli esposti arrivati in tribunale venivano segnalati “atteggiamenti confidenziali” tra impresari e operatori degli obitori, i quali consentivano ai primi di accedere alla camera mortuaria senza alcuna richiesta ai parenti del defunto, come previsto dal regolamento aziendale. Il 57enne è accusato di aver consegnato in diverse occasioni documentazione relativa ai decessi in cambio di soldi.

Prima “un’offerta di 200 euro”, poi la frase: “qui funziona così, prendi i vestiti e vestila, se è una salma Covid non ti preoccupare che te ne do anche 400, i famigliari la vogliono vestita”. E’ la proposta che, stando ad una sua denuncia, si sarebbe sentito fare un addetto della camera mortuaria dell’ospedale Sacco di Milano, nel novembre 2020, da un responsabile di un’impresa di onoranze funebri. Emerge dall’ordinanza del gip Stefania Donadeo nell’inchiesta del pm Stefano Civardi “su una diffusa pratica corruttiva fra tutti gli operatori dell’obitorio” in cui sono state anche riscontrate “violazioni” delle regole anti-Covid.

I poliziotti scrivono che “le conversazioni intercettate a partire da febbraio 2021 si sono rivelate indicative di una diffusa pratica corruttiva” e che, in particolare il dipendente ospedaliero, “comunicava i decessi che avvenivano in ospedale direttamente all’impresa funebre, indirizzava i familiari a specifiche onoranze funebri, millantando anche inesistenti convenzioni con il Comune di Milano che avrebbero garantito prezzi calmierati, e consentiva l’accesso al personale delle imprese funebri alle camere mortuarie”. I comportamenti degli imputati vengono definiti di “particolare sfrontatezza”. (Ansa)


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