6 Dicembre 2023

Cattura Messina Denaro, arrestati altri due fiancheggiatori

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I Carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Palermo, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, a carico di Emanuele Bonafede, classe ‘73 e Lorena Ninfa Lanceri, classe ‘75, indagati in concorso per favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena, reati aggravati per avere agevolato Cosa Nostra.

L’operazione costituisce prosecuzione dell’indagine che lo scorso 16 gennaio ha consentito al Ros di arrestare a Palermo il latitante Matteo Messina Denaro e di trarre in arresto il suo accompagnatore Giovanni Salvatore Luppino per procurata inosservanza di pena e favoreggiamento aggravati dalle modalità mafiose; Andrea Bonafede classe ‘63 per partecipazione ad associazione mafiosa il medico Alfonso Tumbarello per concorso esterno in associazione mafiosa ed altri reati pure aggravati dalle modalità mafiose; Andrea Bonafede cl. ‘69 (cugino di Emanuele, l’uomo arrestato oggi con la moglie, ndr) per procurata inosservanza di pena e favoreggiamento aggravati dalle modalità mafiose; Rosalia Messina Denaro, sorella di Matteo Messina Denaro, per partecipazione ad associazione mafiosa. Sono in corso varie perquisizioni nella provincia di Trapani. Lo ha reso noto una nota diramata dall’Arma.

Secondo l’accusa, la coppia avrebbe ospitato per diversi giorni presso la propria abitazione a Campobello di Mazara Matteo Messina Denaro, nella cui casa il capobastone “consumava abitualmente i pasti principali”, riuscendo ad accedere e ad allontanarsi liberamente eludendo il dispositivo di vigilanza e osservazione predisposto, fanno sapere gli inquirenti, per la sua cattura. I coniugi avrebbero così favorito la latitanza del boss latitante.

Ci sono foto di Matteo Messina Denaro che incastrerebbero i fiancheggiatori. Una con il boss che fuma un sigaro e tiene in mano un bicchiere da Cognac scattata a casa di Emanuele Bonafede e della moglie Lorena Lanceri. Uno scatto risalente a qualche anno fa e mostra solo il corpo dell’allora latitante al quale è stato appositamente tagliato il volto e sarebbe stata scattata nel salotto della abitazione della coppia. Oltre a questa, altre foto che ritraggono il boss. Una in un market mentre parla con tale Laura Bonafede, figlia del boss Leonardo, l’altra che immortala Messina Denaro sotto l’abitazione della coppia arrestata stamane.

Le indagini. La Lanceri che si faceva chiamare Diletta
Ma come hanno fatto i carabinieri a capire che Diletta era Lorena Lanceri? Tutto parte dalla testimonianza di una delle pazienti con cui Messina Denaro, malato di tumore, faceva la chemioterapia alla clinica La Maddalena di Palermo e che era diventata amica del boss. Sentita il 18 gennaio dai carabinieri, la testimone raccontava che Messina Denaro, da lei conosciuto come Andrea Bonafede, le aveva detto di avere una storia con una ragazza di nome Diletta. Il finto Bonafede aveva anche messo in contatto le due donne tramite chat audio. La paziente le ha conservate e le consegna ai militari del Ros. “Ah c’è Diletta che ha il covid gliel’ho passato io si sta curando stiamo qua a casa assieme e Diletta ti saluta anzi ora te la passo per messaggio”, si sente in una delle chat vocali che Messina Denaro manda all’amica e che i carabinieri ascoltano.

Segue l’audio di Diletta inviato sempre alla paziente: “Io qua con la creatura (fa riferimento al boss) quello che mi sta facendo passare, non solo mi ha trasmesso il covid però alla fine per lo meno mi fa ridere perché è simpatico”. Durante la registrazione dei vocali (inviati tutti dal telefono di Messina Denaro), però il cellulare di Diletta riceve una chiamata. Nella registrazione delle conversazioni, poi ascoltata dagli investigatori, si sente lo squillo e la donna rispondere. L’analisi delle celle telefoniche svela ai militari l’identità di Diletta.

Nell’istante in cui le chat vocali vengono registrate e il cellulare della donna che è col boss riceve la chiamata i telefonini di Messina Denaro e della Lanceri agganciano le stesse celle. I due, evidentemente, sarebbero insieme. E dunque Diletta è la Lanceri. Infine in alcuni messaggi che il capomafia manda alla sorella Rosalia, si comprende chiaramente quanto Diletta conti per lui. Raccontando le ore successive all’intervento chirurgico subito a maggio del 2021 il boss scrive: “Ero tutto bagnato dal sudore, Diletta che lavò i miei indumenti li torceva ed uscivano gocce di acqua, era senza parole”. “Nessun dubbio può quindi residuare sulla centralità del ruolo della donna – scrive il gip – per assicurare al latitante il più ampio conforto emotivo e relazionale – oltre a quello logistico e assistenziale”.

Il legame tra il boss e “Diletta”
“Il bello nella mia vita è stato quello di incontrarti, come se il destino decidesse di farsi perdonare facendomi un regalo in grande stile. Quel regalo sei tu”. Queste le parole scritte nel 2019 in un biglietto diretto a Matteo Messina Denaro da una donna che si firmava Diletta. Il biglietto, trovato a casa della sorella del boss Rosalia, si concludeva con “Sei un grande anche se non fossi MMD. Tua Diletta”.

Secondo gli investigatori il vero mittente della lettera sarebbe Lorena Lanceri. La donna nelle sue comunicazioni col boss avrebbe usato il nome in codice per celare la sua vera identità.

“Penso che qualsiasi donna nell’averti accanto si senta speciale ma soprattutto tu riesci a far diventare il nulla gli altri uomini”. “Con te mi sento protetta, mi fai stare bene, mi fai sorridere con le tue battute e adoro la tua ironia e la tua immensa conoscenza e intelligenza. Certo hai anche tanti difetti, la tua ostinata precisione…ma chi ti ama, ama anche il tuo essere così. Lo sai, ti voglio bene e come dico sempre un bene che viene da dentro. Spero che la vita ti regali un po’ di serenità e io farò di tutto per aiutarti”.

La rete di Messina Denaro
Salgono a sei i favoreggiatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro arrestati dai carabinieri del Ros dopo l’arresto del capobastone il 16 gennaio scorso a Palermo. Questi sono i sei finiti nelle maglie giudiziarie dopo tanti altri arrestati negli anni passati. Dopo l’arresto del boss sono finiti in cella Giovanni Luppino, l’autista che lo accompagnava alla clinica La Maddalena per la chemioterapia nel giorno del blitz; Andrea Bonafede, il geometra che gli ha prestato l’identità, il cugino omonimo, che avrebbe fatto avere a Messina Denaro le prescrizioni mediche necessarie per le sue cure, suo fratello Emanuele arrestato oggi con la moglie Lorena Lanceri e Alfonso Tumbarello, il medico che avrebbe prescritto farmaci e analisi al boss trapanese. Sono accusati a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, associazione mafiosa, favoreggiamento e procurata inosservanza di pena. Dalle indagini emerge chiaramente che Messina Denaro è stato costantemente supportato da più persone durante la latitanza.

Persone che, secondo i pm, “gli hanno consentito di spostarsi in relativa sicurezza sul territorio, anche avvalendosi di più autovetture, di accedere sotto mentite spoglie alle indispensabili cure del Servizio sanitario nazionale, anche grazie a diagnosi e ricette effettuate a nome di Andrea Bonafede, e di acquistare sotto falso nome (ancora una volta quello di Andrea Bonafede) una casa da adibire a covo e una macchina”.


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