L’Arma rimpatria dalla Svizzera reperti archeologici trafugati. FOTO/VIDEO

Black Friday Carlomagno novembre 2018
L'Arma rimpatria dalla Svizzera reperti archeologici trafugati dal sud Italia
I militari TPC al lavoro sui reperti rimpatriati

ROMA – I Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, al termine di una complessa attività investigativa in ambito internazionale, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno restituito al patrimonio culturale eccezionali reperti archeologici, di epoca compresa tra VII sec. a.C. e II sec.d.C., provenienti da scavi perpetrati in Etruria Meridionale, Sicilia, Puglia, Campania e Calabria.

Il tesoro archeologico rimpatriato è stato presentato in una conferenza stampa alla presenza del ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. erano tra gli altri presenti il Comandante del Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Generale B. Mariano Mossa e del Procuratore aggiunto della Repubblica di Roma, Giancarlo Capaldo,

Tra i reperti, rimpatriati da Ginevra (Svizzera), spiccano moltissimi oggetti di assoluta bellezza e interesse storico-scientifico: tre lastre affrescate costituenti una tomba, una coppia di sarcofagi etruschi dipinti e riproducenti figure umane, un sarcofago romano, statue in marmo raffiguranti animali, crateri, oinochoe, elementi architettonici, teste in marmo, pavimenti e pareti di un tempio, per un valore complessivo che si aggira sui 9 milioni di euro.

Le indagini, in seguito all’esame degli elementi emersi per il contrasto al traffico internazionale di beni archeologici saccheggiati dai siti italiani, consentivano alla Procura della Repubblica di Roma di proporre una rogatoria internazionale presso l’autorità giudiziaria elvetica.

Nel solco investigativo tracciato per la ricerca di straordinari reperti archeologici esportati illecitamente, – spiegano i militari del Tpc – si contestualizzavano numerosi indizi convergenti sulla possibilità che, all’interno dei caveau del Porto Franco di Ginevra, potessero trovare rifugio i beni ricercati.

In questo contesto, puntando all’individuazione certa dei magazzini in cui potessero essere custoditi i predetti reperti, anche attraverso l’esame di documentazione sequestrata ad un trafficante italiano, le indagini venivano indirizzate su una delle rotte dell’illecito traffico di beni archeologici.

In particolare, le tracce, partite dal Sud, arrivavano a Ginevra.
L’approfondimento investigativo condotto unitamente alla Polizia svizzera, faceva emergere il nome di una società che, per conto di due trafficanti sospettati, aveva la disponibilità di alcuni magazzini all’interno del Porto Franco di Ginevra.

Attraverso l’attività rogatoriale, sintesi dell’articolata azione investigativa condotta mediante l’analisi e l’incrocio delle risultanze informative e dei riscontri patrimoniali venivano individuati i magazzini in cui erano custodite le opere trafugate.

Le perquisizioni, coordinate dall’Autorità Giudiziaria di Ginevra e alla presenza dei Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Tpc, consentivano il rinvenimento di 45 casse contenenti reperti archeologici sprovvisti di documentazione giustificativa, lasciati in deposito da un mercante d’arte inglese.

Il tesoro, posto sotto sequestro, veniva messo a disposizione dell’autorità giudiziaria italiana.
Il prosieguo delle indagini, accertata l’inequivocabile provenienza italiana dei reperti, evidenziavano l’attività di ricettazione, attraverso la Svizzera, di centinaia di beni archeologici che prevedeva il procacciamento degli stessi dai tombaroli e da ricettatori locali; l’esportazione illecita; lo stoccaggio presso un sicuro porto franco ed il conseguente restauro nonché la vendita, dopo la ricostruzione di una falsa provenienza lecita, verso Inghilterra, Giappone e soprattutto gli Usa.

Gli elementi raccolti e i riscontri consentivano all’Autorità giudiziaria Italiana di emettere il provvedimento di confisca dei beni sequestrati presso il Porto Franco di Ginevra. La Magistratura di Ginevra, accogliendo il provvedimento dei magistrati, determinava la restituzione dei beni.

Tale collaborazione rappresenta un esempio della sinergia tra Italia e Svizzera, quale efficace deterrente contro la criminalità di settore, evidenziando che non esiste per i trafficanti d’arte un luogo sicuro in cui nascondere i beni sottratti illecitamente al patrimonio culturale.