10 Agosto 2022

Chiusura scuole per paura del virus, disagi per oltre 5 milioni di lavoratori

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La chiusura delle scuole (disposta dal governo fino al 15 marzo, per contenere la diffusione del virus Covid-19), in Italia, si riflette negativamente sull’organizzazione familiare di 5 milioni 139.000 lavoratori (dipendenti e autonomi): a tanto, stima la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, ammonta la quota di connazionali che dovranno conciliare l’attività occupazionale con la cura dei congiunti, soprattutto dei figli minori. E, di questi, 2 milioni 697.000 sono donne (su cui la gestione familiare ‘pesa’ di più) e 2 milioni 442.000 uomini.

Analizzando le caratteristiche della platea dei 5,1 milioni di occupati interessati dalle iniziative per arginare l’avanzata del Coronavirus, sulla base dei dati Istat i consulenti evidenziano come “2 milioni 697.000 sono donne e 2 milioni 442.000 uomini”, poi “349.000 sono genitori single e 4 milioni 790.000 coppie con entrambi i genitori occupati e con almeno un figlio con meno di 15 anni di età”.

Il gravame della gestione degli allievi costretti a rimanere a casa, si legge, interesserà principalmente la platea ‘rosa’, ovvero “sia le mamme single (302.000 contro i 47.000 papà ‘soli) sia le lavoratrici dipendenti (2 milioni 234.000 contro un milione 809.000 addetti), ancora oggi costrette a dover scegliere tra la vita professionale e quella familiare in assenza di misure che favoriscano una vera conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”; sempre utilizzando le cifre dell’Istituto di statistica, argomentano i professionisti, nel 2019 vi sono state 2 milioni 797.000 donne nella Penisola, corrispondenti al 14,5% del totale della popolazione femminile tra i 15 e 64 anni, che hanno ‘gettato la spugna’, rinunciando, cioè, del tutto ad impiegarsi, per l’impossibilità di ottenere un aiuto in ambito domestico.

“Un dato estremamente elevato, se comparato al resto d’Europa, dove, al contrario, soltanto l’8,2% della platea ‘rosa’ non lavora per motivi familiari, e in forte crescita negli ultimi anni (tra 2016 e 2019 il numero delle inattive per tali motivi è aumentato di 619.000 unità), registrando un incremento del 28,4%”, si legge nel report.


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