3 Luglio 2022

Riforma Credito Cooperativo: “Renzi, sulle BCC ci sei o ci fai?”

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Riforma sul Credito Cooperatico: "Renzi, sulle BCC ci sei o ci fai?"
Luca Barni

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Luca Barni, direttore generale della Banca di Credito Coopertivo (BCC) di Busto Garolfo e Buguggiate (Milano), in merito alla paventata volontà del premier Matteo Renzi di procedere all’accorpamento delle BCC sparse sul territorio nazionale.

di Luca Barni*

Ho letto e ascoltato le dichiarazioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi sulle BCC. Ha detto che ci sono troppi CdA e troppi direttori Generali, che troppi si sono divertiti a fare i banchieri e che bisogna mettere in sicurezza il sistema delle BCC. Bene, conosciamo tutti le regole della comunicazione. Quando si sa di avere punti deboli si sposta l’attenzione su altri bersagli. Ma, tattica dell’homo politicus a parte, nel merito dell’argomento quanta approssimazione, signor presidente! Così tanta da lasciarmi un sospetto; chi fa queste dichiarazioni ci è o ci fa?

Se le BCC giocassero a fare i banchieri, allora come si spiega il 16,02% di CET1, la riconosciuta misura della solidità di un istituto, del sistema delle banche di credito cooperativo? Ma quanto è il CET1 per le sicurissime banche grandi? Più basso. Parlo per la BCC che io dirigo: il CET1 è il 16,67%: produciamo reddito, siamo un’azienda sana.

Quando il presidente parla di mettere in sicurezza il nostro sistema sa che quando, in questi anni, alcune BCC sono state in difficoltà il sistema del Credito Cooperativo le ha sostenute con il proprio fondo di risoluzione senza avere un euro dalle altre banche e, soprattutto, dai cittadini contribuenti? Visto che siamo sull’argomento qualcuno mi spieghi perché quando falliscono altre banche (quelle grandi e sicure, secondo il presidente) il sistema delle BCC deve andare loro in soccorso? Perché le BCC devono andare in soccorso delle altre banche senza essere, a loro volta, soccorse alla bisogna? È il caso dei quattro recenti salvataggi: non erano BCC, ma le BCC pagano un conto salatissimo, 250 milioni. Domanda semplice: è logico?

Come si fa a trinciare giudizi come quelli del premier su 37mila persone che lavorano nelle BCC, che negli anni di crisi hanno sostenuto più delle big del credito piccole imprese e famiglie? Che poi in qualsiasi categoria ci siano mele marce è scoprire l’acqua calda: forse non ce ne sono fra i politici? E dovremmo per questo mettere la croce su tutta la politica? No. Mi rendo conto sia più facile generalizzare che distinguere, ma quando si fanno affermazioni pesanti come quelle sentite in questi giorni, qualche distinguo sarebbe di buon senso.

Voglio richiamare un valore che, a qualsiasi uomo e politico, è caro: la democrazia. Ebbene, io credo che la democrazia non si misuri soltanto nelle urne, ma anche nella tenuta degli attori sociali ed economici. Le BCC, lo sanno tutti, sono un esempio di democrazia economica: ogni socio è proprietario, tutti i soci sono uguali perché a una testa corrisponde un voto. La democrazia non ha azionisti di maggioranza e noi, del nostro operato, non dobbiamo rispondere ai poteri forti, ma soltanto ai soci. Diamo, forse, fastidio a qualcuno?”

*Direttore generale della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate (Milano)


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