15 Agosto 2022

Orrore in Pakistan. Cristiani bruciati vivi da mille musulmani e l'Italia gli dà 35 euro al giorno

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Una manifestazione per l’abolizione della legge sulla blasfemia in Pakistan

La spirale di violenza e orrore contro i Cristiani nel mondo aumenta di ora in ora. L’ultima strage a danno di una coppia di cristiani è stata consumata in Pakistan. Secondo quanto riferisce l’Agenzia Fides,  marito e moglie, genitori di tre bambini, sono stati arsi vivi da una folla di musulmani, provenienti da cinque villaggi a Sud di Lahore (provincia del Punjab), che li accusavano di aver commesso blasfemia, per aver bruciato delle pagine del Corano. Lui si chiamava Shahzad 26 anni, lei, Shama di soli 24 anni.

simboli-cristiani-bruciatiA comunicarlo all’agenzia è stato l’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill, difensore dei diritti umani, che chiamato da altri cristiani si è recato sul luogo del tragico avvenimento, il villaggio “Chak 59”, nei pressi della cittadina di Kot Radha Kishan, a sud di Lahore.

I due, che lavoravano in una fabbrica di argilla, sono stati sequestrati e tenuti in ostaggio per due giorni, a partire dal 2 novembre, all’interno della fabbrica. Questa mattina alle ore 7.00 sono stati spinti nella fornace dove si cuociono i mattoni. Come spiegato l’avvocato Gill, l’episodio incriminato, cioè la supposta blasfemia, è relativo alla recente morte del padre di Shahzad.

Strage di cristiani in Nigeria  (photo/Gbenga Akinbule/AP)
Strage di cristiani in Nigeria (photo/Gbenga Akinbule/AP)

Due giorni fa Shama, ripulendo l’abitazione dell’uomo, aveva preso alcuni oggetti personali, carte e fogli dell’uomo, ritenuti inservibili, facendone un piccolo rogo. Secondo un uomo musulmano che ha assistito alla scena, in quel rogo vi sarebbero state delle pagine del Corano. L’uomo ha quindi sparso la voce nei villaggi circostanti e una folla di oltre 100 persone ha preso in ostaggio i due giovani.

Stamane il tragico epilogo. La polizia, avvisata da altri cristiani, è intervenuta constatando il decesso e arrestando, per un primo interrogatorio, 35 persone. L’avvocato Gill dice a Fides: “E’ una vera tragedia, è un atto barbarico e disumano”.

 

Miliziani integralisti dell'Isis
Miliziani integralisti dell’Isis

“Il mondo intero – ha detto l’avvocato – deve condannare fermamente questo episodio che dimostra come sia aumentata in Pakistan l’insicurezza tra i cristiani. Basta un’accusa per essere vittime di esecuzioni sommarie e extragiudiziali. Vedremo se qualcuno sarà punito per questo omicidio”.

Lo Stato garantisce un reddito ai clandestini
35 euro al giorno più servizi ai clandestini richiedenti protezione

Nel Belpaese si parla molto di accoglienza e integrazione verso gli immigrati molti dei quali con radici musulmane che giungono a migliaia sulle coste a Sud dell’Ue. Ai clandestini e ai richiedenti protezione gli stati Ue garantiscono diritti e dignità, denaro e assistenza. Costruiscono loro moschee dove recarsi a pregare con soldi pubblici. Non ci sono “leggi nere” sulla blasfemia, non esistono torture e barbarie per chi dissente da un’altra religione.

35 euro al giorno più servizi ai clandestini richiedenti protezioneIn Italia, cosi come in altri stati membri a molti migranti di fede islamica viene riconosciuto ciò che viene negato ai cittadini italiani: un reddito minimo. Loro percepiscono 35 euro al giorno, vitto, alloggio, schede telefoniche, vestiario, lavanderia, servizi, trasporti, pulizia degli alloggi, mediatori culturali e tantissimi altri servizi che sono negati ai cittadini stremati dalla crisi e schiacciati dal peso dell’enorme discriminazione che subiscono ogni giorno.

Basta visitare i siti delle prefetture italiane per vedere i bandi del ministero dell’Interno di Alfano e rendersi conto di quanti quattrini i cittadini sborsano per assistere chi viene in Italia attraverso gli sbarchi. Si tratta di milioni di euro pagati dallo Stato che li nega appunto a quelle famiglie italiane che non sbarca la prima settimana del mese e non potranno mai avere un sussidio o un reddito di cittadinanza.

Forse un modo c’è. Quello di andare in Libia e imbarcarsi come profugo verso l’Italia, stracciando documenti e resettando la propria esistenza. Vieni in Europa e ti danno 1.200 euro al mese, vitto, alloggio, vestiario, servizi e tanto altro. E forse anche un vitalizio.


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