Tregua Ucraina in bilico. Kiev accusa: “Putin dietro massacro Maidan”

Stretta di mano tra Putin e Poroshenko Vertice di Minsk - Tregua Ucraina
Stretta di mano tra Putin e Poroshenko a Minsk

Alta tensione tra Mosca e Kiev. Sta per rompersi la debole tregua tra Ucraina, Russia e separatisti siglata a Minsk la scorsa settimana tra i leader dei due paesi insieme a Francia e Germania.

Durissime sono le accuse mosse contro Putin dal presidente ucraino Petro Poroshenko. Kiev attribuisce direttamente al Cremilino le responsabilità di aver armato i cecchini che hanno ucciso decine di manifestanti nel centro di Kiev in piazza Maidan l’anno scorso quando è stato rovesciato il governo di Viktor Yanukovych.

Secondo Poroshenko è stato “Vladislav Surkov, un assistente superiore del Cremlino, ha organizzato i cecchini”, che hanno provocato la morte di un centinaio di persone nella “rivoluzione Euromaidan” di cui è stato l’anniversario.

Mosca, dal canto suo ha bollato le pesanti accuse del presidente ucraino come “sciocchezze”. Ma ci sono altre pesanti critiche che stanno facendo vacillare gli accordi di Minsk.

Kiev ha accusato oggi la Russia dell’invio di altri carri armati e soldati in Ucraina orientale, dicendo che le forze si stanno dirigendo verso la cittadina di Novoazovsk in mano ai ribelli, sulla costa meridionale del Mare di Azov, per estendere la propria presenza su quella che potrebbe essere la prossima linea di fronte.

Per il momento – scrive l’agenzia Reuters – la Russia non ha risposto alle accuse che, se confermate, segnerebbero quasi sicuramente la fine della debole tregua mediata dall’Europa e formalmente entrata in vigore domenica scorsa. In passato Mosca ha sempre respinto tali accuse.

Tregua Ucraina
Una donna omaggia i morti di piazza Maidan

Intanto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk – che domenica si recherà in Ucraina – ha detto che la situazione in Ucraina ha raggiunto un punto in cui gli sforzi diplomatici devono essere sostenuti da altre azioni.

Novoazovsk, conquistata lo scorso anno, si trova sul Mare di Azov, 40 chilometri a est del porto di Mariupol, che rappresenta un passaggio verso il sud e, forse, anche verso la penisola di Crimea annessa dalla Russia un anno fa.

“Negli ultimi giorni, nonostante l’accordo (sul cessate-il-fuoco) di Minsk, attrezzature militari e munizioni sono state viste entrare dalla Russia in Ucraina”, ha detto il portavoce militare Andriy Lysenko.

Il portavoce ha detto che 20 blindati russi, 10 piattaforme missilistiche e autobus carichi di militari hanno attraversato la frontiera entrando in Ucraina.

Le nazioni occidentali hanno continuato a sperare nella tregua mediata da Francia e Germania nella capitale bielorussa lo scorso 12 febbraio, anche se i ribelli l’hanno ignorata conquistando l’importante snodo ferroviario di Debaltseve.

La prossima settimana è atteso un incontro dei ministri degli Esteri di Germania, Russia, Ucraina e Francia per trovare una soluzione, secondo i media russi. Ma le speranze si erano molto affievolite anche prima che altri mezzi e militari russi fossero visti attrafersare la frontiera.

L’esercito ucraino ha annunciato che i separatisti hanno compiuto nelle ultime ventiquattro ore 49 attacchi contro posizioni militari usando razzi, cannoni e veicoli blindati.

I ribelli accusano a loro volta il governo di aver lanciato attacchi, in particolare contro aree residenziali a Donetsk.

Intanto Papa Francesco, ricevendo i vescovi dell’Ucraina, ha fatto appello “a tutte le parti interessate perché siano applicate le intese raggiunte di comune accordo” in Bielorussia e sia rispettata “la legalità internazionale”.
In particolare, Bergoglio ha chiesto che “sia osservata la tregua recentemente sottoscritta e siano applicati tutti gli altri impegni che sono condizioni per evitare la ripresa delle ostilità”.