Isis, si muove l'Onu (tardi). Ma a contare è l'intesa Obama-Putin

Isis, si muove l'Onu. Ma a contare è l'intesa Obama-Putin
Stretta di mano tra Obama e Putin dopo il bilaterale Usa Russia del 28 settembre 2015 (Ansa/Ap)

Forse si muove qualcosa nella guerra allo Stato islamico. Dopo mesi di inerzia nella sede delle Nazioni Unite sfilano i maggiori rappresentanti dei paesi interessati. Aveva iniziato la Francia in solitudine a fare raid contro nascondigli dei terroristi dell’Isis in Siria. Poi una intesa “disgelante” tra Obama e Putin per un intervento sinergico in Siria, Libia e Iraq che ha riaperto le porte del “diaologo” tra le due potenze, seppure con distinguo sulla posizione di Assad.

L’Europa appare sempre più inerte e isolata. La Germania alle prese con lo scandalo Volkswagen cerca di guardare al suo interno. L’Italia per quanto conta all’estero cerca di sforzarsi per farsi sentire in ambito internazionale. Sui media italiani le maggiori aperture sono sul discorso di Renzi all’Onu. Su quelli internazionali nemmeno una menzione. Questo è il quadro della situazione.

L’Ue potrà fare mille incontri a Bruxelles da cui, abbiamo imparato, non uscirà mai nulla di concreto. Per sconfiggere il terrorismo dobbiamo per forza di cose affidarci alle due super potenze come Usa e Russia, le uniche in grado di annunciare e di conseguenza fare.

Ed è propio l’inerzia dell’Europa, ad aver messo d’accordo per adesso Obama e Putin, che considerano prioritaria la lotta al terrorismo tanto da avanzare ipotesi su “raid comuni” nei paesi dominati dall’autoproclamato Stato islamico e da cui si registrano i maggiori flussi migratori che impauriscono gli stati membri.

“Sono ottimista. In Iraq e Siria l’Isis è circondato da forze che vogliono distruggerlo e abbiamo visto che può essere sconfitto sul campo di battaglia”, ha detto Barack Obama il giorno dopo il faccia a faccia con Vladimir Putin Il presidente degli States ha aperto oggi i lavori al summit Onu sulla lotta al terrorismo. Un vertice al quale hanno preso parte i leader di almeno 100 Paesi. “Ci sarà ancora molto lavoro da fare”, afferma Obama perché la lotta all’Isis “non è solo una campagna militare, ma una situazione molto complessa”, in cui un ruolo determinante deve averlo soprattutto la lotta alla propaganda, a partire da quella online”.

Secondo il premier Matteo Renzi “l’Italia è pronta ad assumere un ruolo guida in Libia”. A palazzo di Vetro, il presidente del Consiglio ci va convinto delle sue idee, per dire i soldoni, che “il nostro paese farà la sua parte, a patto che non ci lasciate soli”. Come soli “non saranno i libici”. Frasi pure importanti, che rimangono purtroppo rimangono “isolate” in un contesto, quello Ue, dove si interviene solo sulle emergenze.
Lo afferma lo stesso Renzi quando afferma in sede Onu che “abbiamo preso atto del fallimento dell’inerzia (Ue, ndr) in Siria” e bisogna avere “coraggio di guardare in faccia la realtà: l’Isis è un nemico pericoloso alle nostre porte”.

Ora che la questione della “crociata” anti Isis l’hanno presa in mano Stati Uniti e Russia, si potrebbe essere soddisfatti. E forse lo sono anche i vertici Ue che aspettavano che i due leader si mettessero d’accordo. Per Obama significa chiudere in bellezza il suo doppio mandato presidenziale. Ma c’è un aspetto ancora più importante: che da questa intesa possa sbloccarsi l’embargo imposto da Obama e avallato da Bruxelles verso Mosca dopo il caso Ucraina-Crimea. Sarebbe ora un disgelo vero, perché la crescita e lo sviluppo dell’Europa non può prescindere dal più grande mercato europeo come quello russo.