16 Maggio 2022

Ecco il piccolo Rohingya, morto in fuga come Aylan Kurdi

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Il piccolo Mohammed Shohayet di etnia Rohingya nel fango della riva di un fiume in Birmania
Il piccolo Mohammed Shohayet di etnia Rohingya nel fango della riva di un fiume in Birmania

C’è una immagine che sta diventando virale nel web: quella di un bambino Rohingya, etnia musulmana presente in Birmania, annegato a soli 16 mesi insieme ai suoi dopo la disperata fuga dalla persecuzione militare in atto nel paese.

In un reportage della Cnn viene pubblicata la foto di Mohammed Shohayet, immagine terribile, cruda e che riproponiamo come facemmo con il piccolo Aylan Kurdi – il bambino siriano morto annegato nell’Egeo nel settembre 2015 – allo scopo di sensibilizzare i sordi e ciechi governanti sul dramma dell’immigrazione di cui non vogliono farsi carico. Allora scrivemmo: Quanti Aylan vi sono ogni giorno che fanno la stessa fine? Tanti e, a distanza di un anno e mezzo, nulla o poco è cambiato.

Il bambino, scrive la testata americana era abbandonato nel fango, a faccia in giù, gambe e braccia nude. Il piccolo Mohammed Shohayet, è annegato insieme a mamma, fratellino di tre anni e zio mentre, sotto al fuoco dei militari, la sua famiglia tentava la traversata del fiume Naf, confine fra lo stato di Rakhine, in Birmania, e il Bangladesh, verso il quale stavano fuggendo. “Quando vedo questa foto, sento che vorrei morire. Non ha più senso per me vivere in questo mondo”, ha raccontato alla Cnn il giovane padre del bimbo, Zafor Alam.

Il bimbo siriano morto in mare in Turchia (photo Nilüfer Demir)
Il bimbo siriano morto in mare in Turchia (Foto Nilüfer Demir)

Giovane volto indurito da rabbia e dolore che guarda dritto nell’obiettivo del fotografo della Cnn, Alam racconta la sua storia: “Nel nostro villaggio gli elicotteri ci hanno sparato contro e poi i soldati birmani ci hanno sparato contro. Non potevamo restare nella nostra casa. Abbiano dovuto scappare e nasconderci nella giungla. Ma mio nonno e mia nonna sono stati bruciati vivi. Il nostro villaggio è stato incendiato dai militari. Non è rimasto nulla”. Quel massacro era solo l’inizio della tragica odissea: “Ho camminato per sei giorni. Non ho potuto mangiare neanche riso per quattro giorni. Non ho potuto dormire per sei giorni. Dovevamo cambiare posto continuamente perché i soldati cercavano i Rohingya”.

Una famiglia di Rohingya
Una famiglia di Rohingya (Cnn)

Una foto terribile che dovrebbe essere la promessa di diventare un atto d’accusa nei confronti dei militari della Birmania, che ancora oggi negano la strisciante pulizia etnica nei confronti della minoranza musulmana del quale il bimbo faceva parte, come musulmano era anche Aylan. I rifugiati Rohingya sono perseguitati, in fuga da torture e stupri da Myanmar.

GUARDA LA MAPPA DEL FIUME NAF AL CONFINE TRA BIRMANIA E BANGLADESH DOVE E’ MORTO IL PICCOLO

L’immagine di Aylan commosse il mondo, divenne simbolo della tragedia dell’immigrazione e aprì i cuori di molti europei e dei governainti, su tutti, quello di Angela Merkel che accolse centinaia di migliaia di profughi siriani. Questa potrebbe diventare l’icona di una guerra sconosciuta che si combatte silenziosamente in Asia.


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