29 Maggio 2022

Rajoy: “Impediremo indipendenza Catalogna”. Puigdemont rischia carcere

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La marea umana al corteo unionisti contro la secessione della Catalogna
La marea umana al corteo unionisti contro la secessione della Catalogna (Ansa/Ap)

Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha ribadito che Madrid impedirà l’indipendenza catalana. Il governo “farà tutto il necessario” ha affermato davanti alla direzione Pp. “Impediremo l’indipendenza della Catalogna” ha aggiunto Rajoy citato dal vice-segretario all’informazione del Partido Popular Pablo Casado, “prenderemo per impedirlo le misure necessarie. La separazione della Catalogna non si produrrà”.

Una possibile dichiarazione di indipendenza domani in parlamento del presidente catalano Carles Puigdemont “non rimarrà senza risposta” da parte dello stato spagnolo, ha avvertito oggi la vicepremier di Madrid Soraya Saenz de Santamaria.

Alla vigilia della possibile dichiarazione di indipendenza catalana, il presidente del Tribunale superiore di giustizia (Tsjc) in Catalogna Jesus Maria Barrientos ha deciso di affidare la responsabilità della sicurezza del Palazzo di Giustizia alla polizia spagnola, togliendola ai Mossos d’Esquadra, la polizia catalana. Il Tsjc è titolare dei procedimenti avviati dalla giustizia spagnola contro le autorità catalane per il referendum di indipendenza.

Intanto il vicesegretario del Pp Pablo Casado ha lanciato un duro monito al presidente catalano Carles Puigdemont avvertendolo che se dichiara l’indipendenza rischia di finire in carcere come il suo predecessore Lluis Companys che tentò di proclamarla nel 1934. “Speriamo che domani non dichiari nulla, ha detto Casado, perché rischia di finire come chi lo ha fatto 34 anni fa”. Nel 1934 la ‘repubblica catalana’ durò 11 ore e venne soffocata dall’esercito spagnolo. Companys e i suoi ministri vennero arrestati e condannati al carcere.

Inchieste tempestive, indipendenti ed effettive su tutte le denunce contro la polizia per cattiva condotta e uso sproporzionato della forza durante il voto per il referendum sull’indipendenza catalana lo scorso primo ottobre. A chiederle, in una lettera inviata al ministro degli interni spagnolo Juan Ignazio Zoido Alvarez, è il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks. Nella missiva, inviata il 4 ottobre, ma resa nota solo oggi, Muizniks afferma di aver ricevuto “rapporti su un uso sproporzionato della forza da parte della polizia su manifestanti pacifici e persone che conducevano azioni di resistenza passiva sia attorno che all’interno dei luoghi dove erano in corso le votazioni”.

MAREA UMANA AL CORTEO UNIONISTA – Un fiume rosso e giallo in piena. Centinaia di migliaia di persone – 350mila per la polizia, 950mila per gli organizzatori – hanno invaso il centro di Barcellona domenica con le bandiere spagnole in mano per opporsi ai piani del presidente catalano Carles Puigdemont di proclamare, forse già martedì, l’indipendenza.

Ma Puigdemont non arretra: “La dichiarazione di indipendenza è prevista dalla legge del referendum come applicazione dei risultati: applicheremo quanto dice la legge”, ha ribadito in un’intervista registrata nei giorni scorsi e andata in onda stasera su Tv3. Ma la situazione cambia di ora in ora e le parole di ieri potrebbero essere già superate. Per la Catalogna sono le 48 ore più difficili.

“In difesa della democrazia, della Costituzione e della libertà. Preserveremo l’unità della Spagna. Non siete soli”. E’ il tweet del premier spagnolo Mariano Rajoy nel giorno della mega marcia a Barcellona contro la secessione.


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