USA, FRANCIA E GB ATTACCANO LA SIRIA. IRA DI MOSCA: REAGIREMO

Carlomagno campagna ottobre 2018
Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna attacco militare Siria
Ansa

Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno condotto nella notte un attacco militare sulla Siria. L’azione è scattata unilateralmente nella notte senza il consenso dell’Onu né dopo le pressanti richieste internazionali per avviare un’ispezione al fine di accertare se vi fosse stato o meno il presunto attacco chimico a Duma, da Trump attribuito al regime di Assad, anche se Mosca mette in dubbio la veridicità dell’attacco. “Tutta una montatura”, ha detto il Cremlino.

Per ora – spiegano dal Pentagono – si è trattato di una “one night operation”, un’operazione unica durata poco più di un’ora, nel corso della quale sono stati colpiti principalmente tre obiettivi: un centro di ricerca scientifica a Damasco, un sito di stoccaggio per armi chimiche a ovest della città di Homs e un importante posto di comando situato nei pressi del secondo obiettivo.

L’azione militare è scattata con l’assenso dei presidenti Donald Trum, Emmanuel Macron e Theresa May. I missili sono partiti sia da alcuni bombardieri sia da almeno una delle navi militari americane posizionate nelle acque del Mar Rosso. “Questo è un chiaro messaggio per Assad”, ha spiegato il segretario americano alla Difesa, l’ex generale James Mattis, assicurando come al momento non si registrino perdite tra le forze Usa e come sia stato compiuto ogni sforzo per evitare vittime civili.

Del resto, ha sottolineato ancora il numero uno del Pentagono, si è trattato di un attacco mirato che ha avuto come obiettivo solo siti legati alla produzioni o allo stoccaggio di armi chimiche. “Lo scorso anno il regime di Assad non ha compreso bene il messaggio”, ha aggiunto quindi Mattis, riferendosi al precedente attacco militare Usa in Siria dell’aprile 2017: “Così questa volta abbiamo colpito in maniera più dura insieme ai nostri alleati. E se Assad e i suoi generali assassini dovessero perpetrare un altro attacco con armi chimiche, dovranno rispondere

Ira di Russia e Iran

La prima risposta di Mosca, stretta alleata di Damasco, è arrivata dopo l’annuncio della fine della prima ondata di raid e di bombardamenti: “Le azioni degli Usa e dei loro alleati non resteranno senza conseguenze“, ha detto l’ambasciatore russo a Washington Anatoly Antonov. L’impressione di molti osservatori però sarebbe che gli obiettivi da colpire siano stati condivisi con Mosca, non fosse altro che per evitare incidenti e non colpire personale o postazioni russe in Siria.

Poche ore prima il ministero della Difesa russo aveva affermato di avere la prova di un coinvolgimento diretto della Gran Bretagna nell’organizzazione della “provocazione” del presunto attacco chimico nella Ghuta. E il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov aveva dichiarato: “Abbiamo dati inconfutabili” sul fatto che “l’attacco chimico di Duma, in Siria, è stato organizzato. “I servizi speciali di un paese, che ora sta cercando di essere nelle prime file della campagna russofoba, sono stati coinvolti in questa messa in scena”, ha aggiunto il responsabile della diplomazia del Cremlino.

Dura la reazione dell’Iran. “Gli Stati Uniti e i loro alleati non hanno prove sull’attacco chimico in Siria e sono responsabili per le conseguenze regionali che seguiranno all’attacco deciso senza aspettare che prendessero una posizione gli ispettori dell’Opac”: lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Bahram Ghasemi, citato da alcuni media americani.

Il precedente del falso arsenale chimico in Iraq

Molti osservatori pensano che il presunto attacco chimico di Duma sia servito agli Usa per mettere le mani sulla Siria, protetta però da Putin. Diversi anni fa ci fu un attacco simile in Iraq con gli Usa che avevano affermato la presenza di armi chimiche in mano al dittatore Saddam Hussein, salvo dopo qualche tempo ammettere, tramite il generale Colin Powell, che era stato tutto architettato. Nessun arsenale chimico era stato infatti trovato nel paese. Ma dopo il rovesciamento del regime, il paese è ancora nel caos e in mano ai terroristi dell’Isis.