Catalogna, ancora scontri per l’indipendenza, feriti e arresti

Carlomagno campagna Jeep Cherokee Novembre 2019
Ansa/Epa

Proseguono gli scontri in Catalogna per l’indipendenza, proteste riprese dopo che Madrid sta frenando ogni ambizione catalana di autonomia sancita dal famoso referendum di qualche anno fa. Il bilancio dopo cinque giorni di scontri, è di 89 feriti e 31 arresti.

In piazza a Barcellona decine di migliaia di persone hanno fatto barricate e messo a ferro e fuoco la città, mentre la polizia spagnola tenta di contenere, anche con la forza, le manifestazioni di dissenso contro la linea del governo.

La polizia – riferisce la stampa spagnola – ha anche fatto uso per la prima volta di un camion idrante per farsi strada lungo le vie del centro invase di manifestanti e costeggiate di barricate in fiamme. Dopo la mezzanotte, dopo più di sette ore di combattimenti, le violenze sono diminuite di intensità. Per le vie del centro sono rimasti numerosi agenti e i sassi usati negli scontri.

Prima che la gran parte dei manifestanti lasciasse le vie del centro di Barcellona, il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha parlato dal palazzo della Moncloa per avvertire che il codice penale sarà applicato “con la massima determinazione” contro “l’indipendentismo violento”.

Marlaska ha indicato in 400 il numero di persone che si sarebbero rese responsabili degli atti vandalici di questi giorni. Ha poi precisato che 89 sono i feriti registrati in tutta la Catalogna nella giornata di ieri. Sessanta di questi a Barcellona, due di loro con gravi lesioni agli occhi.

Gli scontri di Barcellona si sono replicati anche in altre città, con lanci di pietre, barricate, mobilia gettata in strada, feriti e arresti. A Girona i Mossos, in borghese tra la folla dei manifestanti, hanno arrestato 11 persone.