Coronavirus, dalla Germania il “paziente 1” che ha infettato l’Europa

Si tratterebbe di un 33enne di Monaco di Baviera che era stato infettato da una collega di lavoro in visita dalla Cina. Lo rivela una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine


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Il primo focolaio europeo di coronavirus non si sarebbe sviluppato in Lombardia, a Codogno, bensì in Baviera. Il primo caso di COVID-19 porta infatti in Germania, secondo quanto emerge da una lettera di medici tedeschi pubblicata sul New England Journal of Medicine.

La rivista scientifica scrive di un uomo d’affari tedesco di 33 anni che lavora presso un’azienda vicino Monaco di Baviera e, tra il 20 e 21 Gennaio, ha incontrato in alcune riunioni una partner commerciale cinese che era di ritorno da Shanghai e ha soggiornato a Monaco dal 19 fino al ventidue dello stesso mese. La donna, al suo ritorno si è sentita poco bene e in un controllo nel suo paese è risultata positiva al coronavirus.

Il 24 gennaio l’uomo tedesco ha iniziato ad avere i primi malesseri, cioè mal di gola, brividi di freddo e mialgie (dolori ai muscoli). Il giorno successivo ha sviluppato febbre alta a 39,1 gradi centigradi e tosse persistente, ma poiché la sera seguente ha iniziato a sentirsi meglio, è tornato al lavoro il 27 gennaio, senza sapere di aver contratto la nuova patologia.

“Incredibilmente, sembra che il primo cluster” di contagi da nuovo coronavirus registrato “in Germania sia l’antenato diretto delle infezioni successive e abbia quindi portato direttamente a una parte dell’epidemia diffusa che circola oggi in Europa”, ha spiegato su Twitter è Trevor Bedford del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, che sul suo sito “Netxstrain” ha pubblicato una mappa genetica che ricostruisce l’albero genealogico del Covid-19 in Europa.

“Alla base di questo lignaggio – spiega – c’è il “paziente 1″ in Baviera che era stato infettato da un collega di lavoro in visita dalla Cina. Questo cluster (raggruppamento, ndr) è stato esaminato tramite la traccia dei contatti e un’analisi pubblicata sul New England Journal of Medicine (Nejm)”.

Secondo quanto si legge sulla rivista, l’uomo è stato contagiato da una collega di Shanghai, che ha incontrato durante un meeting di lavoro il 20 e il 21 di Gennaio a Monaco di Baviera. La donna, durante il suo soggiorno in Germania dal 19 al 22 gennaio era stata bene, senza segni o sintomi di infezione, ma si è sentita male durante il suo volo di ritorno in Cina, dove si è stata trovata positiva il 26 gennaio.

Il 27 gennaio ha informato l’azienda della sua malattia. È stata avviata la ricerca dei contatti e il 33enne è stato inviato alla Division of Infectious Diseases and Tropical Medicine a Monaco per ulteriori accertamenti. Quando si è presentato era senza febbre e stava bene. Sono stati ottenuti due tamponi rinofaringei e un campione di espettorato che hanno evidenziato una elevata carica virale, benché il paziente avesse già superato i sintomi respiratori. Il 28 gennaio sono stati trovati positivi altri tre impiegati della stessa compagnia, che avevano avuto contatti con l’uomo quando era asintomatico.

“È da notare – scrivono gli autori del documento – che l’infezione sembra essere stata trasmessa durante il periodo di incubazione del paziente indice, quando i sintomi erano lievi e non specifici”.

“Il fatto che le persone asintomatiche siano potenziali fonti di infezione può giustificare una rivalutazione della dinamica di trasmissione dell’attuale epidemia. In questo contesto, il fatto che il virus sia stato trovato in quantità rilevanti nell’espettorato di un paziente convalescente destano preoccupazione per la trasmissibilità del virus anche dopo la fine dei sintomi. Tuttavia, tale carica virale rilevata con il test rimane ancora da confermare attraverso una coltura del virus”.

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