15 Aprile 2024

L’arresto di Putin chiesto da Zelensky. L’incontro col giudice, fratello del pedofilo rilasciato

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Il mandato di arresto per Putin da parte della Corte penale internazionale, non riconosciuta legalmente da Mosca, non fu un gesto basato su una inchiesta imparziale e indipendente, ma fu dettata dal presidente ucraino Zelensky in persona.

C’è stato infatti un incontro a fine febbraio tra il presidente dell’Ucraina e il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) Karim Ahmad Khan, almeno due settimane prima che la Corte dell’Aja disponesse un mandato di arresto per il presidente della Russia Vladimir Putin e il commissario russo per l’Infanzia Maria Lvova-Belova per una presunta ‘deportazione’ di bambini di famiglie russofone dal Donbass alla Russia. Una evacuazione, per Mosca, finalizzata a tutelare i bambini dai bombardamenti del regime di Kiev, ma per Zelensky si trattò di rapimenti di cittadini ucraini. Su questo si basa la pronuncia dell’Aja.

Zelensky e Khan si erano incontrati il 28 febbraio a Kiev, ricevuto con tutti gli onori dal presidente ucraino il quale fece pressioni affinché la Corte penale internazionale intervenisse per emettere questa sentenza. Da osservare che né la Russia, né l’Ucraina (come del resto né Usa, Cina e molti altri paesi) riconoscono la giurisdizione di questo tribunale. Gli Stati Uniti avevano bacchettato la Corte con sede in Olanda quando aveva intenzione di processare i vertici Usa per i crimini in Afghanistan. Poi non se ne fece nulla, appunto perché non riconosciuta come autorità giudiziaria internazionale.

L’incontro tra il presidente ucraino e il giudice venne reso pubblico ma passò inosservato sui grandi media. Volodymyr Zelenskyy nell’occasione aveva sottolineato come “gli atroci crimini commessi dagli invasori russi sul territorio dell’Ucraina non devono rimanere impuniti. I colpevoli devono essere assicurati alla giustizia”.

“Abbiamo sentito da voi segnali di sostegno e dell’importanza della giustizia. Per noi è stato importante ascoltarlo, poiché significava che non siamo soli nel nostro desiderio di ottenere giustizia per l’Ucraina. Con il vostro aiuto, possiamo portare giustizia in Europa e il mondo. In modo che crimini così atroci non possano ripetersi in futuro nemmeno in teoria”, disse nell’occasione Zelensky.

Inoltre, sottolineò Volodymyr Zelenskyy, “è estremamente importante per la società ucraina, in particolare per le generazioni future, vedere una risposta ai casi di deportazione di bambini ucraini dai territori occupati del nostro Paese da parte della Russia”.

“Come riportarli in patria, alle loro famiglie? Questo è un compito estremamente difficile, e sarò molto grato per le vostre idee e assistenza in questa materia”, ha detto il presidente ucraino.

Da parte sua, il procuratore della Corte penale internazionale ha ringraziato il presidente per la sua leadership personale nel “ripristinare la giustizia per l’Ucraina e assicurare alla giustizia gli autori dei crimini attraverso mezzi legali, anche se questo percorso non è rapido”, ha detto il procuratore.

“Perché senza lo stato di diritto, avremo una società dominata da coloro che possiedono il maggior numero di armi”, ha affermato Karim Khan, aggiungendo che la Corte penale internazionale è pronta a una cooperazione globale per ripristinare la giustizia (laddove però è riconosciuta la giurisdizione, ndr).

Khan inoltre sottolineato l’importanza della cooperazione con l’ufficio del procuratore generale dell’Ucraina per indagare sui crimini commessi contro gli ucraini durante l’aggressione su vasta scala.

“Siamo pronti ad accelerare il nostro lavoro affinché gli ucraini e le persone di tutto il mondo ricevano giustizia il prima possibile e gli autori vengano puniti”, ha riassunto il procuratore della Corte penale internazionale.

Quindi, Zelensky, come per la richiesta e l’ottenimento di armi dall’occidente, ha chiesto e ottenuto da Khan il mandato di arresto per Putin, nonostante il pubblico ministero del tribunale in Olanda, aveva ammesso che i tempi “non potevano essere rapidi” perché in assenza di “mezzi legali” (mancanza di giurisdizione in Russia, come negli Usa…).

Ma a distanza di qualche giorno la corte in modo rapido e spedito ha messo insieme carte e documenti forniti da Kiev costruendo tout court le accuse contro un capo di Stato straniero che non riconosce la giurisdizione di quel tribunale.

Un passo falso che è recentemente costata a Karim Ahmad Khan e agli altri tre giudici del Cpi – Tomoko Akane, Rosario Salvatore Aitala e Sergio Gerardo Ugalde Godinez – l’incriminazione da parte del Comitato investigativo della Russia per “l’azione illegale”. Le azioni del procuratore della Corte Penale internazionale – ha spiegato Mosca – “presentano elementi criminosi ai sensi del Codice Penale della Federazione Russa”, quindi perseguibili.

Ovviamente tra Zelensky e Khan non si era parlato degli inenarrabili crimini commessi dal regime nazista di Kiev dal 2014 in poi sotto i regimi del criminale Poroshenko (“I bambini del Donbass non potranno andare a scuola e dovranno nascondersi in cantina, che noi bombarderemo”…), e in seguito dallo stesso Zelensky contro gli abitanti filorussi nel Donbass, dove migliaia di persone sono state bombardate, con donne violentate e bruciate vive, e bambini massacrati dal battaglione tagliagole di Azov. Atrocità che hanno poi costretto Putin a intervenire in difesa del suo popolo dopo i referendum nelle due repubbliche indipendenti russe di Donestk e Lugansk.

Maria Zakharova, portavoce del ministero degli esteri russo, ha rincarato la dose affermando come il giudice Karim Ahmad Khan era intervenuto in favore del fratello imprigionato per casi di pedofilia.

La portavoce ha spiegato che “il fratello del procuratore Karim Ahmad Khan, tale Imran Ahmad Khan, ex deputato conservatore dimessosi in seguito all’episodio, è stato rilasciato il 23 febbraio da una prigione in Gran Bretagna dopo avere scontato soltanto la metà di una condanna a 18 mesi di reclusione per avere molestato un ragazzo minorenne”.

«Il 17 marzo, tre settimane dopo il rilascio del fratello pedofilo – afferma ancora Zakharova – Karim Khan emette un ordine d’arresto non solo per Putin, ma anche Maria Llova-Belova, commissaria per i diritti dei bambini in Russia, cioè una persona che protegge i bambini da gente come il fratello del procuratore. Non si vergognano più di niente».

La portavoce ritiene che vi sia un legame tra il rilascio anticipato del fratello di Karim Khan e il mandato d’arresto contro Putin, affermando che «è uno scandalo». «Dopo tutto – aggiunge – non esistono simili coincidenze. Il ‘sistema giudiziario’ britannico ha già premiato un procuratore britannico della Cpi rilasciando in anticipo suo fratello pedofilo. Naturalmente, ora è chiaro il perché. I giudici della Cpi hanno fatto un salto fuori dalle loro toghe per prendere una decisione così evidentemente idiota e illegale».


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