3 Marzo 2024

Russia, dopo il “tradimento” ecco la resa della Wagner. Prigozhin in esilio a Minsk

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Alla fine, dopo le minacce di Yevgeny Prigozhin di marciare su Mosca e destituire i generali della Federazione russa perché a suo dire “incompetenti”, il capo dei mercenari della Wagner ha ritirato le sue truppe da Rostov, nel sud della Russia, ed è andato in esilio in Bielorussia, grazie alla mediazione del presidente Lukashenko.

Dopo quasi due giorni di forte tensione, tutto è tornato all’apparente normalità, ma la “provocazione” di Prigozhin ha fatto andare su tutte le furie Vladimir Putin che lo ha bollato come “traditore” che ha “pugnalato alle spalle” la Russia. Intanto emergono indiscrezioni sul fatto che sia gli Usa e addirittura il Cremlino sapevano con giorni di anticipo delle intenzioni dello “chef” del Vladimir. Se sia stata tutta una messinscena lo sapremo presto.

Lo scontro interno è nato da alcune clip di Prigozhin fatte circolare sui social e riprese dai media, attraverso cui il capo della Brigata ha espresso critiche nei confronti del Cremlino annunciando che sarebbe andato a Mosca per cacciare i generali, col rischio di una guerra civile. In particolare, nel mirino del capo della Wagner, c’era il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu, “incapace”, secondo il capo dei militari, di tenere testa all’operazione militare speciale in Ucraina.

L’ammutinamento è però rientrato ieri dopo che tra il presidente bielorusso Lukashenko, in accordo con Putin (altro indizio a conferma di una possibile messinscena?), ha parlato con il capo dei “ribelli” convincendolo a trovare riparo a Minsk e a lasciare il suolo russo senza spargimenti di sangue. Il Cremlino crede che Prigozhin – ex cuoco e maggiordomo di Putin, appunto uomo fidatissimo dello Zar – abbia inscenato questa rivolta per ambizioni personali o per un disegno a noi ancora oscuro.

L’accordo, secondo le autorità russe, è quello fra l’altro, di non perseguitare quei combattenti di Wagner PMC che hanno partecipato all’ammutinamento armato visti i loro successi in prima linea. Lo ha detto ai giornalisti il ​​portavoce del Cremlino Dmitry Peskov citato dalla Tass.

Una parte delle truppe della compagnia militare privata Wagner, che ha deciso di non partecipare a un ammutinamento armato, potrà firmare contratti con il ministero della Difesa russo, ha detto ancora Peskov.

“È stato raggiunto un accordo sul fatto che le truppe PMC Wagner sarebbero tornate ai loro campi e luoghi di schieramento. Alcuni di loro, se lo desiderano, possono in seguito firmare contratti con il Ministero della Difesa”, ha detto Peskov. “Vale anche per i combattenti, che hanno deciso di non prendere parte a questo ‘ammutinamento armato'”.

Il portavoce ha anche affermato che “c’erano alcuni combattenti nelle formazioni militari [di Wagner PMC], che hanno cambiato idea proprio all’inizio [dell’ammutinamento armato] e sono tornati immediatamente”. “Hanno persino richiesto l’assistenza della polizia stradale e altri aiuti per tornare ai loro luoghi di schieramento permanenti”, ha aggiunto Peskov.

La sera del 23 giugno, il canale Telegram del fondatore della compagnia militare privata Wagner, Yevgeny Prigozhin, ha pubblicato diverse registrazioni audio con le sue dichiarazioni, in cui affermava che sarebbero stati sferrati attacchi contro le sue formazioni e ne accusava la leadership militare del paese. Sulla scia di questo, il Servizio di sicurezza federale (FSB) della Russia ha aperto un procedimento penale per chiedere un ammutinamento armato. L’FSB ha esortato i combattenti di Wagner a non obbedire agli ordini di Prigozhin e ad adottare misure per la sua cattura e detenzione. Prigozhin, se preso, rischia il carcere a vita.


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